Il progetto iconografico è piuttosto articolato ma la sua lettura è facilitata dalle iscrizioni con i nomi dei Santi raffigurati e, negli episodi narrativi, le parole pronunciate dai vari personaggi. Il tema principale è legato alla titolazione dell’ambiente e quindi alla salvezza del mondo qui rappresentata nel registro superiore. La calotta della cupola è un cielo notturno stellato su cui si dispongono, attorno ad un globo di luce, tre cerchi di angeli e cherubini, oranti e musicanti. Tutt’intorno si aggirano profeti, apostoli, protomartiri e, nei pennacchi, gli Evangelisti con i rispettivi simboli che si affacciano da tondi aperti nel cielo azzurro. 

Nelle cupolette laterali la stessa posizione è occupata, invece, dai Padri della Chiesa, Ambrogio, Agostino, Gregorio, Gerolamo, ciascuno davanti al proprio scrittorio. Nel registro inferiore le immagini indicano le vie possibili per raggiungere la gloria del cielo. Le pareti sono, dunque, popolate dai grandi abati benedettini e da figure femminili, modelli di virtù e santità. Sulle pareti absidali i dipinti sono realizzati, curiosamente, a monocromo. È andato perduto quello dell’altare maggiore, mentre quelli corrispondenti agli altari laterali raffigurano Maria e Giovanni ai piedi della Croce e il Cristo deriso. Santi a figura intera ed episodi evangelici completano il programma decorativo.L’antico monastero, come accadde a molte altre istituzioni religiose, fu soppresso all’epoca della Repubblica Cisalpina, sul finire del XVIII secolo. Ben presto, però, vi fu ricollocato il seminario vescovile che ancora oggi ha qui la sua sede. (La nuova bussola qutoidiana dell’11-4-2015)