La Scrittura ci parla però anche del peccato degli uomini, che si rivolta contro lo stesso legame di sangue tra fratelli. Ci mostra che «quando il rapporto fraterno si rovina, quando si rovina questo rapporto fra fratelli, apre la strada a esperienze dolorose di conflitto, di tradimento, di odio. Il racconto biblico di Caino e Abele costituisce l’esempio di questo esito negativo». Dopo che ha ucciso Abele, Dio domanda a Caino: «Dov’è Abele, tuo fratello?» (Gen 4,9a). «È una domanda che il Signore continua a ripetere in ogni generazione. E purtroppo, in ogni generazione, non cessa di ripetersi anche la drammatica risposta di Caino: “Non lo so. Sono forse io il custode di mio fratello?” (Gen 4,9b)».  L’esperienza di Caino e Abele, per fortuna arrivando raramente all’omicidio, si ripresenta ancora oggi in tante famiglie. «Quanti fratelli hanno litigato per piccole cose, o per un’eredità, e poi non si parlano più, non si salutano più…». «Ma questo è brutto», ha detto il Papa. «La fratellanza è una cosa grande, pensare che tutti e due, tutti i fratelli hanno abitato il grembo della stessa mamma durante nove mesi, vengono dalla carne della mamma! E non si può rompere la fratellanza».

Ma ci sono anche tanti esempi positivi, che mostrano quanto sia prezioso crescere non come figli unici, ma con fratelli e sorelle. «Il legame di fraternità che si forma in famiglia tra i figli, se avviene in un clima di educazione all’apertura agli altri, è la grande scuola di libertà e di pace. In famiglia, fra i fratelli si impara la convivenza umana, come si deve convivere in società. Forse non sempre ne siamo consapevoli, ma è proprio la famiglia che introduce la fraternità nel mondo! A partire da questa prima esperienza di fraternità, nutrita dagli affetti e dall’educazione familiare, lo stile della fraternità si irradia come una promessa sull’intera società e sui rapporti tra i popoli». La fraternità in famiglia «risplende in modo speciale quando vediamo la premura, la pazienza, l’affetto di cui vengono circondati il fratellino o la sorellina più deboli, malati, o portatori di handicap. I fratelli e le sorelle che fanno questo sono moltissimi, in tutto il mondo, e forse non apprezziamo abbastanza la loro generosità». 

Salutando una famiglia presente all’udienza, con nove figli, Francesco ha spiegato quanto sia bella la famiglia numerosa dove tutti si aiutano. Questa è un’osservazione, per così dire, naturale, ma vale tanto di più per una famiglia cristiana. Qui «la benedizione che Dio, in Gesù Cristo, riversa su questo legame di fraternità lo dilata in un modo inimmaginabile». È la vera fraternità, in Dio, mentre «la storia ha mostrato a sufficienza, del resto, che anche la libertà e l’uguaglianza, senza la fraternità, possono riempirsi di individualismo e di conformismo, anche di interesse».

La fraternità cristiana si estende certo a tutti gli uomini, ma – insiste il Pontefice – si fonda sul modello dell’esperienza di «avere un fratello, una sorella che ti vuole bene» in famiglia. Da questa concreta esperienza familiare nasce la fraternità cristiana», «I cristiani, infatti, vanno incontro ai poveri e deboli non per obbedire ad un programma ideologico, ma perché la parola e l’esempio del Signore ci dicono che tutti siamo fratelli. Questo è il principio dell’amore di Dio e di ogni giustizia fra gli uomini».

«Oggi più che mai», ha concluso il Papa, invitando chi ha fratelli o sorelle a ricordarli nella preghiera ogni giorno, «è necessario riportare la fraternità al centro della nostra società tecnocratica e burocratica: allora anche la libertà e l’uguaglianza prenderanno la loro giusta intonazione». E ha rivolto ancora un appello a superare la diffusa preferenza per il figlio unico: «non priviamo a cuor leggero le nostre famiglie, per soggezione o per paura, della bellezza di un’ampia esperienza fraterna di figli e figlie. E non perdiamo la nostra fiducia nell’ampiezza di orizzonte che la fede è capace di trarre da questa esperienza, illuminata dalla benedizione di Dio». (pubblicato su La nuova bussola quotidiana del 19-2-2015)