altLa recentissima pubblicazione di un grande Dizionario del liberalismo italiano in due tomi (Rubbettino editore) induce a una rivisitazione dell’avventura cattolico-liberale ottocentesca. Mai il fiore della cultura cattolica umanistica fedele alla Chiesa ha espresso posizioni politiche tanto variegate quanto nel periodo risorgimentale. Per non citare che alcuni tra i maggiori: padre Gioacchino Ventura di Raulica (1792-1861), gesuita e poi, dopo la soppressione di quest’ordine, teatino, i sacerdoti Vincenzo Gioberti (1801-1852), piemontese, Antonio Rosmini (1797-1855) nato in Trentino e piemontese di adozione, Raffaello Lambruschini (1788-1873) toscano di adozione, lo studioso e scrittore dalmata Niccolò Tommaseo (Sebenico, 1802-Firenze 1874) e il sommo scrittore milanese Alessandro Manzoni (1785-1873) si impegnarono a vario titolo in prima persona, durante i moti antitirannici del 1848, in favore della indipendenza, della unificazione italiana e della instaurazione di un ordine politico liberale.

Gioacchino Ventura era stato inizialmente conservatore e contrario alla soppressione del maggiorascato perché lo spezzettamento della proprietà avrebbe dato luogo alla disgregazione della «società domestica»; così aveva di fatto caldeggiato la rendita in luogo della imprenditorialità e del lavoro di tutti, proprietari-imprenditori, operai e contadini. Successivamente, convinto della funzione primaria della proprietà privata (una «donazione» consacrata dal Vangelo — ma «donazione a titolo oneroso»), propugnò gli enti intermedi tra individuo e Stato. Decentralizzare divenne la parola d’ordine. Allo Stato attribuiva soltanto i poteri militare e giudiziario e sosteneva, felicemente, i limiti di quello legislativo. Lo Stato non ha il diritto di intervenire sulle società naturali presenti in esso, a partire dalla famiglia, né di ledere i diritti di quelle «famiglie sviluppate» che sono i corpi intermedi né di ostacolare la libertà d’insegnamento. Lo Stato deve limitarsi a vigilare che i Pastori della Chiesa e i Comuni non trasformino l’insegnamento in veleno morale e politico.