altL’ultimo appello del patriarca caldeo Raphael Sako riflette la costernazione della comunità cristiana irachena di fronte alla passività del mondo.

Sako parla esplicitamente di genocidio della minoranza cristiana e delle altre minoranze etniche e religiose ad opera dell’Isis. La risposta della comunità internazionale è pressoché nulla. Sono 120mila i cristiani scacciati dalle loro case e costretti a trovare rifugio in Kurdistan, spesso in improvvisate tendopoli. Eppure la macchina umanitaria non si è messa in moto. E anche per i cristiani che sono rimasti sotto il governo riconosciuto iracheno non c’è pace: si moltiplicano violenze e intimidazioni nella stessa capitale Baghdad. L’esecutivo di unità nazionale, formatosi lo scorso 14 agosto, non riesce a far rispettare la legge e l’ordine neppure nella sua capitale. Sako teme un’emigrazione di massa della popolazione cristiana, che la allontani definitivamente da una delle prime terre in cui il cristianesimo si è diffuso duemila anni fa.