altSposarsi sette anni dopo un fidanzamento travagliato, perdere un figlio appena nato, poi anche il secondo e morire felici un anno dopo aver dato alla luce il terzogenito. Com’è possibile? A spiegarlo sabato scorso a Bologna di fronte a una platea di oltre mille e duecento giovani è stato Enrico Petrillo, marito di Chiara Corbella Petrillo, salita al cielo il 13 giugno del 2012 e la cui vicenda fece immediatamente il giro del mondo, mentre al funerale il cardinal Vallini, la definì una nuova Gianna Beretta Molla.

Ma chi è Chiara? E come ha fatto a vivere e morire felice? «Chiara era una poveretta come voi e come me, ma fatta a immagine e somiglianza di Dio» e quindi «viveva per dire sì, per diventare figlia di Dio». Non che sia facile, ammette Enrico ma «vedervi così numerosi mi fa pensare che era veramente necessario che Chiara andasse dal Signore. Non è facile delle volte per me dire di sì a Gesù. Non è facile ricominciare sempre a raccontare la storia di Chiara e rivedere il video del funerale di tua moglie», ma si può dire «non sentimentalmente “è bello essere qui” se sei in relazione con il Signore». Questa è la tensione con cui ha vissuto Chiara e questo è il segreto: «Vivere una vita da figli di Dio».

Chiara ed Enrico si conoscono in pellegrinaggio a Medjugorie nel 2001. «Dopo pochi mesi ci siamo fidanzati, ma ci siamo lasciati e ripresi tante volte. Penso che un fidanzamento sano sia travagliato!». I due si fanno seguire singolarmente da Fra’ Vito, francescano di Assisi, perché «nella vita è importante avere qualcuno che ci vede meglio di te, che ha più fede di te: abbiamo fatto i corsi fidanzati, il corso vocazionale e la marcia francescana. E alla fine mi ero accorto che stando insieme a Chiara io mi avvicinavo al Signore. Questo mi ha fatto capire che era bene giocarmi tutta la mia vita con lei e le chiesi di sposarmi».