Adesso che abbiamo il primo papa gesuita della storia, forse è il momento opportuno per domandarsi che ne è dei resti del suo illustre confratello, il p. Angelo Secchi. Quest’ultimo, nato a Reggio Emilia nel 1818 e morto a Roma nel 1878, non è un gesuita qualsiasi, visto che è onorato con un busto nella hall of fame del Pincio insieme con altri autorevoli personaggi che hanno illustrato la patria. In verità il p. Secchi non illustrò solo l’Italia, bensì la Scienza mondiale, in quanto è annoverato tra i fondatori dell’astrofisica. Fu il primo ad applicare all’astronomia l’analisi spettrale e a proporre la classificazione stellare.

Attento studioso del sole, nel 1858 tracciò una delle prime mappe di Marte. Fu direttore del celebre osservatorio che i gesuiti tenevano in Roma fin dal 1774 (un altro era la Specola Vaticana, del 1789; il terzo sorse nel 1827 in Campidoglio). Dopo la presa di Roma da parte dei piemontesi, l’osservatorio del gesuita Collegio Romano venne, con tutto il resto, incamerato dal nuovo Regno d’Italia. Ma le proteste internazionali furono tante e tali che i nuovi padroni di Roma dovettero confermare il p. Secchi alla direzione dell’osservatorio, essendo le sue autorevolezza e competenza scientifica ormai giudicate alla stregua di «patrimonio dell’umanità». Così, il governo unitario liberal-massonico si ritrovò in possesso di uno dei più importanti osservatori astronomici del mondo, ma con alla testa nientemeno che un gesuita, esponente, cioè, dell’ordine religioso più detestato da protestanti, anglicani, libertari e progressisti, un ordine che aveva cominciato a essere perseguitato per il suo indefesso «papismo» già al tempo degli assolutismi monarchici.