Ogni interpretazione della Centesimus annus nel senso di semplice dialogo o imprecisata collaborazione sociale con i soggetti che operano nella società mondiale, oppure di pastoralismo, come un proiettarsi d’impulso sui bisogni con interventi lenitivi ritenuti l’unico orizzonte della presenza della Chiesa, oppure di sottovalutazione delle nuove ideologie che in questi 25 anni hanno sostituito quelle classiche, sarebbe un grave errore.

La Chiesa ha una parola propria da dire sulle questioni sociali e rivendica, come aveva fatto la Rerum novarum, un suo ruolo pubblico, un suo “statuto di cittadinanza” (5) che non può consistere solo nell’aprire tavoli di confronto o accompagnare chi è in difficoltà, ma che ha una pretesa di essenzialità e non solo di opportunità: non c’è soluzione alla questione sociale fuori del Vangelo, afferma Giovanni Paolo II riprendendo Leone XIII (5).

Dentro la Centesimus annus c’è l’idea che la costruzione della società dipende da Cristo Creatore ed è ordinata a Cristo Salvatore (5). La questione sociale non si potrebbe nemmeno comprendere nei suoi esatti termini negando il peccato originale (25) e la storia della salvezza. La Centesimus annus contiene una teologia della storia, l’ultima, fino a questo momento, donataci dal magistero sociale pontificio. In essa trovano spazio i giudizi sui tragici avvenimenti del secolo breve, sul misterium iniquitatis presente nella vicenda umana, sul ruolo delle nazioni – discorso in seguito dimenticato -, sulla cultura e sull’inclinazione verso il nichilismo delle nostre società. Che nel 1991 si proclamavano “vincenti” ma che invece covavano e covano potenti germi di dissoluzione, soprattutto nella lotta alla vita e alla famiglia. La Centesimus annus chiedeva una assunzione di responsabilità di fronte al bene e al male (13).

Non di rado oggi i cattolici convivono con questi germi di dissoluzione, ritengono difforme dallo stile del tempo opporvisi, scambiano ecologismi e pacifismi per la vera ecologia umana (38) e per la vera pace che il mondo irride, votano e sostengono i partiti che li perseguitano e li perseguiteranno, appoggiano progetti di welfare che distruggono la società civile e la famiglia (48), tralasciano di lottare per la libertà di educazione e sembra che il principale dei loro doveri sociali e politici sia di difendere la democrazia, al punto di dare più credito alla fedeltà alle istituzioni democratiche e ai loro procedimenti piuttosto che alla propria coscienza educata da Dio.

Non era certo questa la proposta dalla Centesimus annus. La democrazia viene fortemente criticata nei suoi presupposti relativisti (46), viene ribadita la contrarietà del cristianesimo alla libertà senza verità e del bene comune si dà una interpretazione non solo orizzontale ma verticale (47). Si rifiuta l’ideologia pauperista parlando dei veri poveri e collocando il profitto al suo giusto posto (34): si dà un senso cristiano all’imprenditorialità (32); del consumismo non si offrono solo slogans moralistici ma una interpretazione ben strutturata in dialogo con le scienze sociali (36). Nulla si concede alle interpretazioni materialistiche e funzionalistiche: “il primo e più importante lavoro si compie nel cuore dell’uomo” (51), se l’uomo è alienato non è colpa dei meccanismi sociali – che pure sono da correggere – ma della mancanza di Dio (40) – senza del quale non si possono correggere nemmeno i meccanismi sociali. La dignità della persona non dipende dal riconoscimento delle istituzioni statali o dai dettati costituzionali, ma dall’atteggiamento cha l’uomo assume davanti al mistero più grande, il mistero di Dio (24). E poiché è “nella risposta all’appello di Dio” che l’uomo diventa consapevole della sua dignità (13), l’ateismo è la prima causa da cui deriva l’errata concezione della persona umana (13). 

La Centesimus annus è un’enciclica sociale per una Chiesa consapevole, capace di testimonianza anche eroica, impegnata nella lotta tra il bene e il male, missionaria ed evangelizzatrice del sociale, impegnata per la salvezza di Dio che riguarda anche l’ordine temporale. (La Nuova Bussola quotidiana)