“Chiunque tu sia che volgi i tuoi passi verso questo venerabile tempio, riconosci innanzitutto l’Artefice Creatore di ogni cosa.” L’antica epigrafe, in origine posta sulla facciata, ricorda anche a noi, oggi, l’invito che Pietro, fondatore della basilica di Anagni, rivolgeva a coloro che vi si fossero avvicinati. Siamo nella città, per antonomasia, dei papi, non solo per avere dato i natali a diversi pontefici ma per essere stata a lungo, soprattutto tra il XII e il XIII secolo, residenza papale. La sua cattedrale fu cornice di eventi storici, quali la firma del trattato tra i legati di Federico Barbarossa e Alessandro III dopo la sconfitta di Legnano, le canonizzazioni di S. Edoardo d’Inghilterra, S. Bernardo da Chiaravalle, S. Chiara d’Assisi, e le altrettante scomuniche comminate allo stesso Barbarossa, a Federico II e al figlio Manfredi.

Forza e semplicità esprimono l’austera facciata, in pietra arenaria, e il poderoso campanile, in stile romanico emiliano-lombardo, progressivamente aperto in monofore, bifore e trifore.

Lo sviluppo in chiave gotica dello spazio interno si deve all’intervento del vescovo Pandolfo che, intorno al 1250, fece sostituire le capriate lignee della navata centrale con archi a sesto acuto, inserendo, nel transetto, volte ogivali. Al maestro marmoraro Pietro Vassalletto sono da attribuire le opere del presbiterio: la cattedra episcopale, il ciborio e la colonna tortile mosaicata del candelabro pasquale. Alla prima metà del XIII secolo risale anche il pavimento cosmatesco, pressoché integro nonostante i numerosi successivi rifacimenti. Senz’altro originale è il tappeto musivo della sottostante cripta, eretta contestualmente alla cattedrale (1072-1104) per accogliere le reliquie di S. Magno, patrono della città, delle SS. Secondina, Aurelia, Neomisia e altri santi martiri.