Risultati immagini per carlo acutis“Ma tu – gli aveva chiesto il prete – ogni tanto ti raccogli qui in preghiera?”. “Sì – aveva risposto Carlo – perché questo mi consente di essere leggero con tutto quello che la vita mi chiede”. Così il parroco della chiesa milanese frequentata da Carlo Acutis (morto nel 2006 all’età di 15 anni) lo ricorda in un documentario sulla vita del giovane proiettato ieri in occasione della cerimonia di chiusura della prima fase del processo di beatificazione aperto nel 2013.

Leggero? Ma cosa può significare questa parola pronunciata da un bambino immerso nella preghiera davanti a un tabernacolo? Come accostarla ad un adolescente che, oltre ad adorare ogni giorno il Santissimo Sacramento, partecipa alla Messa e recita il Rosario quotidiano confessandosi settimanalmente? Leggero, si potrebbe forse intendere come distaccato da ogni cosa, nel senso meramente materiale del termine. Ma legato a tutto, dettaglio o persona, dal punto di vista spirituale. Infatti, leggendo la sua biografia, si intuisce che la preghiera e l’amore a Gesù, che approfondiva accostandosi ai sacramenti, permettevano a Carlo di immergersi nell’Amore Eterno, in una prospettiva di “per sempre” per cui,  non temendo la morte e la fine di quel che toccava, poteva guardare liberamente ad ogni realtà sfondandone il limite.

Che Carlo, cresciuto in una famiglia credente ma tutto sommato normale, fosse un ragazzo innamorato di Cristo i suoi genitori lo avevano compreso fin da quando era piccolo. Basti ricordare la sua insistenza per ricevere la Comunione un anno prima dei suoi coetanei (all’età di 7 anni) e in forma ritirata presso il monastero di clausura delle Romite di Perego. La superiora del convento confessò poi che, “composto e tranquillo durante il tempo della santa Messa, ha cominciato a dare segni di “impazienza” mentre si avvicinava il momento di ricevere la Santa Comunione. Con Gesù nel cuore, dopo aver tenuto la testina tra le mani, ha incominciato a muoversi come se non riuscisse più a stare fermo. Sembrava che fosse avvenuto qualche cosa in lui, a lui solo noto, qualche cosa di troppo grande che non riusciva a contenere”.