Affrontando un tema delicato, il Papa ha detto ai ragazzi che «alla vostra età emerge in voi in modo nuovo anche il desiderio di affezionarvi e di ricevere affetto. Il Signore, se andate alla sua scuola, vi insegnerà a rendere più belli anche l’affetto e la tenerezza. Vi metterà nel cuore un’intenzione buona, quella di voler bene senza possedere, di amare le persone senza volerle come proprie, ma lasciandole libere». Oggi più che mai si manifesta «la tentazione di inquinare l’affetto con la pretesa istintiva di prendere, di “avere” quello che piace; e questo è egoismo. E anche la cultura consumistica rafforza questa tendenza. 

Ma ogni cosa, se la si stringe troppo, si sciupa, si rovina: poi si rimane delusi, con il vuoto dentro. Il Signore, se ascoltate la sua voce, vi rivelerà il segreto della tenerezza: prendersi cura dell’altra persona, che vuol dire rispettarla, custodirla e aspettarla. E questa è la concretezza della tenerezza e dell’amore». È anche la vera libertà, che i giovani sempre desiderano. «Molti, ha spiegato il Papa, vi diranno che essere liberi significa fare quello che si vuole. Ma qui bisogna saper dire dei no. Se tu non sai dire di no, non sei libero. Libero è chi sa dire sì e sa dire no». La libertà non è relativismo, non è «poter sempre fare quello che mi va: questo rende chiusi, distanti, impedisce di essere amici aperti e sinceri». È libero chi è capace di «scelte coraggiose e forti» dove «si realizzano i sogni più grandi, quelli per cui vale la pena di spendere la vita». 

Riprendendo un’espressione che ha citato più volte nel suo Magistero del beato Pier Giorgio Frassati, Papà Francesco a invitato i ragazzi a non «”vivacchiare” stando comodi e seduti; non fidatevi di chi vi distrae dalla vera ricchezza, che siete voi, dicendovi che la vita è bella solo se si hanno molte cose; diffidate di chi vuol farvi credere che valete quando vi mascherate da forti, come gli eroi dei film, o quando portate abiti all’ultima moda». La vera felicità «non ha prezzo e non si commercia; non è una “app” che si scarica sul telefonino: nemmeno la versione più aggiornata potrà aiutarvi a diventare liberi e grandi nell’amore. La libertà è un’altra cosa».

Che cos’è l’amore? È certo una domanda che sta a cuore ai giovani. Francesco risponde che «è il dono libero di chi ha il cuore aperto; l’amore è una responsabilità, ma una responsabilità bella, che dura tutta la vita; è l’impegno quotidiano di chi sa realizzare grandi sogni!». Anzi, «guai ai giovani che non sanno sognare, che non osano sognare! Se un giovane, alla vostra età, non è capace di sognare, già se n’è andato in pensione, non serve». L’amore però non è solo sogno, «non è una dolce poesia da studiare a memoria, ma una scelta di vita da mettere in pratica!».

Come possiamo crescere nell’amore? «Il segreto è ancora il Signore» e sono i sacramenti, specialmente l’Eucarestia e la Confessione. Il Papa ricava un concetto da una canzone degli alpini:«Nell’arte di salire, l’importante non è non cadere, ma non rimanere caduto!». «Avere il coraggio di alzarsi, di lasciarci alzare dalla mano di Gesù. E questa mano tante volte viene dalla mano di un amico, dalla mano dei genitori, dalla mano di quelli che ci accompagnano nella vita. Anche Gesù stesso è lì. Alzatevi! Dio vi vuole in piedi, sempre in piedi!».

I giovani sono capaci di «gesti di grande amicizia e bontà» e di genuino entusiasmo. Devono usarlo, conclude il Papa, per «costruire così il futuro: insieme agli altri e per gli altri, mai contro qualcun altro! Non si costruisce “contro”: questo si chiama distruzione». Chi costruisce pratica invece «le opere di misericordia: allenatevi con entusiasmo in esse per diventare campioni di vita, campioni di amore! Così sarete riconosciuti come discepoli di Gesù. Così avrete la carta d’identità di cristiani. E vi assicuro: la vostra gioia sarà piena». (La Nuova Bussola quotidiana del 25-4-2016)