Che cosa siamo venuti a fare a Roma? Nel pellegrinaggio del Giubileo della Misericordia siamo venuti  a ricevere l’abbraccio di Dio attraverso la tenerezza di Papa Francesco. Il Papa si piega a salutare da ogni lato le persone e alla fine – ma non finisce mai! – dopo il discorso sul cieco interamente guarito da Gesù, si avvicina a ciascun malato. Ai dieci novelli sacerdoti della diocesi di Brescia, consacrati da pochi giorni, chiede la benedizione e bacia le mani. Struggente! Siamo commossi a vederlo salutare il nostro vescovo che gli si presenta davanti con disinvoltura. 

Qualcuno degli amici pellegrini racconta di essersi confessato in San Pietro e di aver sperimentato una commossa accoglienza. Appartenenza e accoglienza: non saranno questi i frutti della misericordia? Nessun figlio dimenticato nella Chiesa di Dio, nessun figlio disprezzato o svalutato: tra i poveri e i peccatori, tra i sacerdoti e i fedeli, tra gli uomini e le donne, tra i diversi carismi e le diverse aggregazioni del popolo di Dio. Tutti come “il figlio minore”che torna a casa, desiderato e atteso dal Padre, e da lui abbracciato nella grazia della misericordia che – alla fine – scioglie anche la presunzione e la durezza di cuore del “figlio maggiore”. (La Nuova Bussola quotidiana del 19-6-2016)