Attenzione, però: non si tratta di una iniziativa umana, «non è Abramo a costituire attorno a sé un popolo, ma è Dio a dare vita a questo popolo». Nella storia precedente «era l’uomo a rivolgersi alla divinità, cercando di colmare la distanza e invocando sostegno e protezione. La gente pregava gli dei, la divinità… Ma in questo caso, invece, si assiste a qualcosa di inaudito: è Dio stesso a prendere l’iniziativa». La Chiesa, fin dalla sua preistoria, non è un’iniziativa di uomini.

Richiede però la partecipazione degli uomini all’opera di Dio. Abramo e i suoi «ascoltano la chiamata di Dio e si mettono in cammino, nonostante non sappiano bene chi sia questo Dio e dove li voglia condurre». Non è un’adesione puramente intellettuale. Abramo «non aveva un libro di teologia per studiare cosa fosse questo Dio. Si fida, si fida dell’amore. Dio gli fa sentire l’amore e lui si fida». Nella storia di Israele non va sempre così: «ci sono le resistenze, il ripiegamento su sé stessi e sui propri interessi e la tentazione di mercanteggiare con Dio e risolvere le cose a modo proprio. E questi sono i tradimenti e i peccati che segnano il cammino del popolo lungo tutta la storia della salvezza, che è la storia della fedeltà di Dio e dell’infedeltà del popolo».

Dio però «non si stanca, Dio ha pazienza, ha tanta pazienza, e nel tempo continua a educare e a formare il suo popolo, come un padre con il figlio». Fa lo stesso «nei confronti della Chiesa. Anche noi infatti, pur nel nostro proposito di seguire il Signore Gesù, facciamo esperienza ogni giorno dell’egoismo e della durezza del nostro cuore. Quando però ci riconosciamo peccatori, Dio ci riempie della sua misericordia e del suo amore. E ci perdona, ci perdona sempre».

A fare la Chiesa «non è la nostra bravura, non sono i nostri meriti» ma «è l’esperienza quotidiana di quanto il Signore ci vuole bene e si prende cura di noi. È questo che ci fa sentire davvero suoi, nelle sue mani, e ci fa crescere nella comunione con Lui e tra di noi. Essere chiesa è sentirsi nelle mani di Dio, che è padre e ci ama, ci carezza, ci aspetta, ci fa sentire la sua tenerezza. E questo è molto bello!». Come Abramo, ha concluso il Papa, chiediamo la grazia di «rimanere fedeli alla sequela del Signore Gesù e all’ascolto della sua Parola, pronti a partire ogni giorno, come Abramo, verso la terra di Dio e dell’uomo, la nostra vera patria, e così diventare benedizione, segno dell’amore di Dio per tutti i suoi figli».

Infine, a braccio, il Pontefice ha aggiunto: «A me piace pensare che un sinonimo, un altro nome che possiamo avere (noi) cristiani sarebbe questo: sono uomini e donne, è gente che benedice. Il cristiano con la sua vita deve benedire sempre, benedire Dio e benedire anche tutti noi. Noi cristiani siamo gente che benedice, che sa benedire. E’ (una) bella vocazione questa!».

(pubblicato su La nuova bussola quotidiana del 19.6-2014)