Il filosofo francese Alain Finkielkraut, uno dei più acuti pensatori del panorama culturale francese ed europeo contemporaneo, sintetizza la posizione di Peguy nella frase «l’avvenimento è l’irriducibilità dell’essere al concetto». In altri termini, «Peguy ci dà il coraggio di resistere all’ideologia». L’intervista a Finkielkraut chiude la mostra, che è accompagnata da un video, diviso in quattro parti, che attualizza efficacemente la vita e il pensiero di Peguy. Le quattro parti si intitolano: sono un rivoluzionario, sono un contadino, sono un cristiano, sono un pellegrino. Battezzato, militante socialista, ma controcorrente, quando approda a un cristianesimo convinto e vissuto Peguy non parla di conversione, ma di approfondimento, di ripresa di un cammino interrotto. La sua biografia è intessuta di polarità contrastanti: la misera giovinezza a Orleans e l’infaticabile maturità a Parigi, la mai rinnegata fede socialista e il rifiuto di ogni schematismo partitico, la fedeltà alla condizione di sposo e di padre senza negare sentimenti che l’hanno messo a dura prova, amicizie prima coltivate e poi abbandonate, il vigore polemista unito a una feconda vena poetica. 

Ciò che tiene unito il tutto è la sviscerata passione per la realtà, per la verità delle cose, contro ogni potere costituito: politico, letterario, giornalistico, sociale. La sua percezione di che cosa sia l’avvenimento cristiano e che cosa significhi vivere Cristo oggi è cosi acuta da far dichiarare al teologo Von Balthasar: «Non si è mai parlato così cristiano». Il Meeting non si limita a una semplice celebrazione del personaggio, ma ce lo rende vicino, attuale. Nel contesto culturale che ci circonda, che considera Peguy scomodo e inutile, al punto di ignorarlo e censurarlo, la mostra riminese compie un’opera meritoria di recupero e di divulgazione quanto mai necessaria. Perché abbiamo bisogno più che mai di maestri. (pubblicato su La nuova bussola quotidiana del 28-8-2014)