Puntata undicesima di “Amor che move il sole e l’altre stelle” su RADIO VATICANA.

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IL DUBBIO E LA SCELTA

Anche su Amleto opera la tentazione, sotto le vesti di un padre che chiede la vendetta per il proprio assassinio. Come tutti si ricorderanno, la tragedia si apre con il nuovo re Claudio che si presenta sul trono di Danimarca al fianco della regina e nuova moglie, destando il rancore del nipote Amleto.  L’ira di questi si accenderà ancor più dopo la visione del fantasma del padre che gli svelerà di essere stato ucciso dal fratello, senza aver avuto la possibilità di confessare i propri mali e di chiedere perdono.

Il dubbio si insinua subito in Amleto: è un’apparizione reale del padre o è voluta dal diavolo? Dovrà dar retta al fantasma o dimenticare? Dovrà continuare la vita precedente o perseguire la vendetta? In realtà, il famoso dubbio amletico, «essere o non essere», trova già una sua prima esposizione in questa prima sua incertezza se seguire la tentazione oppure no, obbedire al male o no.

Il resto della tragedia e della scelta trova la sua scaturigine proprio in questo primo dubbio iniziale. Se Amleto avesse riconosciuto quanto ingannevole fosse quella vendetta che avrebbe cambiato definitivamente la sua vita e quella altrui, non avrebbe intrapreso quella strada  in partenza. Amleto lascerà la strada precedente, il fidanzamento con Ofelia e lo studio universitario di filosofia, per una vera e propria «conversione» alla vendetta, che coincide poi con una conversione al male.

Il termine «conversione» ben designa nel suo etimo il rivolgimento di tutto l’animo e in tutti gli attimi verso un punto centrale, che diventa il fulcro dell’esistenza. Potremmo anche dire che in questo caso si possa parlare di un’anti-conversione, ovvero una conversione al contrario, non rivolta al bene e all’ideale. I fatti che seguono sono noti. Il monologo più famoso della storia del teatro apre l’atto terzo. Amleto lo pronuncia mentre sta attendendo l’arrivo dell’amata Ofelia.

 

Essere, non essere, qui sta il problema: è più degno patire gli strali, i colpi di balestra di una fortuna oltraggiosa, o prendere armi contro un mare di affanni, e contrastandoli por fine a tutto?Morire, dormire, non altro, e con il sonno dire che si è messo fine alle fitte del cuore, a ogni infermità naturale alla carne[…]. Ecco il dubbio che tiene in vita a così tarda età gli infelici, perché chi vorrebbe subire la sferza e gli sputi del tempo, i torti dell’oppressore […] quando egli stesso, nient’altro che con un pugnale, potrebbe far sua la pace?Chi vorrebbe portare some, gemere, smaniare sotto una vita opprimente, se lo sgomento di qualcosa dopo la morte, l’inesplorato dei continenti dalla cui frontiera non c’è viaggiatore che torni, non intrigasse la volontà, facendo preferire il peso dei mali presenti al volo verso altri di cui non si sa?

 

La scelta di Amleto sarà quella di vivere o, forse, meglio quella di vivere per la vendetta, disposto a tutto finanche alla morte. Quando sopraggiunge Ofelia, Amleto, fingendosi pazzo, la congeda con male parole nel famoso dialogo dell’atto terzo («Siete onesta? […] Siete bella? […] Va’ in convento»). A questo punto chiederà ad una compagnia teatrale di rappresentare di fronte al re Claudio una tragedia italiana con alcune modifiche volutamente apportate perché la trama richiami da vicino quanto, a detta del fantasma, è accaduto al padre. La reazione del nuovo re di Danimarca di fronte alla recita costituirà l’inconfutabile prova della sua colpevolezza e della veridicità delle parole del padre/fantasma. Osservando con cura Amleto ottiene dalla recita quanto desidera: il re Claudio fa sospendere la rappresentazione, non riuscendo a sostenere la vista della scena dell’assassinio del Duca Gonzalo. Amleto si reca allora nella camera da letto della madre per rivelarle la prova della colpevolezza di Claudio e, vedendo muovere la tenda, pensando che dietro si nasconda il re, lo trafigge con la spada. In realtà, uccide in questo modo Polonio, funzionario di corte, padre di Ofelia e dell’amico Laerte. A questo punto la tragedia è compiuta. L’omicidio perpetrato da Amleto  per desiderio di vendetta scatenerà il suicidio di Ofelia e la conseguente ira del fratello Laerte in un escalation di violenze che alla fine lascerà in vita solo Orazio, futuro testimone e narratore di tutta la vicenda.