altNella Commedia Dante descrive il cammino della fede attraverso il quale l’uomo passa dall’insicurezza e dalla paura della selva oscura alla certezza e alla luce della fede nel Paradiso, in altri termini dall’infelicità e dal peccato alla felicità e alla beatitudine.

 

Questo percorso avviene attraverso l’incontro e la compagnia di figure molto concrete. Quando Dante si trova nella selva oscura e sta sprofondando là dove «il sol tace», grida «Miserere di me» di fronte ad una presenza, ombra o uomo che sia. Scoprirà poi che è l’anima di quel Virgilio da cui lui ha tratto ispirazione e da cui ha molto imparato. La Madonna è colei che si è mossa per prima, che ha visto le difficoltà in cui Dante si trovava e che ha chiesto l’intervento di santa Lucia, che a sua volta è andata da Beatrice. Quest’ultima, infine, si è rivolta a Virgilio. In sintesi, quando il poeta chiede aiuto, già il Cielo si è mosso per soccorrerlo. Nel canto secondo dell’Inferno Dante è chiamato a riconoscere la concretezza dell’intervento di Dio nella sua vita, quando Virgilio gli spiega le ragioni per cui lui non debba temere il viaggio nei tre mondi, che rappresenta, poi, il viaggio della vita.

 

Dante userà l’espressione di «trasumanar» per indicare l’esperienza di andare in Cielo e dirà che non è possibile descriverla a parole, «però l’esemplo basti/ a cui esperienza grazia serba». Deve, cioè, bastare l’esempio a chi poi potrà fare la stessa esperienza per grazia. Ricordiamoci che la fatica non è a nessuno, in alcun modo, risparmiata. Così, se nell’Inferno Dante ha rischiato di morire dinanzi alle mura della città di Dite, ora in Paradiso corre il pericolo di non vedere Dio. È stato investito della missione di raccontare tutto quanto ha visto dal trisavolo Cacciaguida e gli è stato profetizzato l’esilio (canto XVII), ha visto i santi che gli sono venuti incontro nei diversi cieli.

Tutto questo, però, non è ancora sufficiente. Per poter vedere Dio Dante dovrà sostenere una prova, un vero e proprio esame di baccelliere, quell’esame che si sosteneva nel Medioevo per conseguire la facoltà di insegnare ovunque. Il superamento dell’esame sarà per Dante un’ulteriore comprova del valore del suo lavoro e dell’insegnamento ivi presente. L’esame è complesso. Consta di tre parti ognuna delle quali è costituita da una «quaestio» che viene sottoposta al poeta. Di prassi, solo alla fine dell’argomentazione del discepolo, il maestro interveniva per integrarne eventualmente il discorso. Tanto più brevi erano gli interventi finali quanto più valido era da considerarsi l’esame sostenuto dal baccelliere.