Uno dei primi consigli che si offrono ai neofiti nei corsi di scrittura è quello di scegliere soggetti e argomenti ben conosciuti per i propri romanzi e racconti. Il precetto non fa altro che ribadire quanto sostenevano gli antichi retori. Risale a Catone il Censore il detto «rem tene, verba sequentur», ovvero «possiedi gli argomenti, le parole seguiranno».

Oggi pullulano i corsi di comunicazione e di scrittura, sintomo dell’esigenza sentita e comune di acquisire maggiori competenze nell’eloquio scritto e orale, nell’arte della persuasione e nella chiarezza espositiva. Molti sono convinti che vengano offerte nuove abilità, sconosciute alle altre epoche. In realtà, non c’è nulla di nuovo sotto il sole, nulla che non sia una semplificazione o una pallida effigie della maestosa madre di tutte le discipline, ovvero la Retorica.

Fino al Cinquecento e al Seicento la Retorica era alla base della formazione culturale di un politico come Machiavelli (1469-1527) o di uno scienziato come Galilei (1564-1642). L’apprendimento teorico e pratico della disciplina nell’antichità o nel Medioevo avveniva durante l’arco di interi anni, fornendo una preparazione fondamentale per l’esercizio dell’attività politica, giudiziaria, letteraria. Di essa si avvalevano tutti gli studiosi, non solo i poeti e i letterati, ma anche gli storiografi e gli scienziati. Solo così si può comprendere come un’opera politica come Il principe di Machiavelli (1513) o dei trattati scientifici come Il saggiatore (1623) o Il dialogo sopra i due massimi sistemi (1532) di Galileo Galilei siano a buon diritto diventati due classici della letteratura italiana. Solo nei secoli successivi le discipline si sarebbero affrancate dalla grande madre Retorica. Oggi giorno un saggio scientifico non è anche un testo letterario, perché non è elaborato secondo le norme dei generi letterari e della classificazione degli stili. Seguirà evidentemente le norme della correttezza linguistica e della precisione e scientificità del lessico, ma in nessuna antologia letteraria compariranno, però, libri storici o scientifici contemporanee. Se fino al Seicento si assisteva al dominio incontrastato della retorica, propedeutica ad ogni sapere, oggi al contrario si assiste alla trasformazione in scienza di ogni disciplina. Ne sono prova le espressioni «scienze umane», «scienze religiose», «scienze letterarie», «scienze filosofiche», «scienze della comunicazione».