Ecco una breve sintesi di alcuni aspetti della grave crisi culturale ed educativa contemporanee in cui ci siamo imbattiti più volte in questo percorso. Non si parla di quest’altra crisi, tanto si è presi dall’altra grave crisi, quella economica, e tanto si è forse del tutto anestetizzati dalla cultura che è promossa dai massmedia e dalla scuola. Oggi, persa la fiducia nell’aldilà, l’uomo ha perso anche la fiducia nell’al di qua. Tutte le generazioni del passato, secondo Camus, si credevano nate per rifare il mondo. La nostra sa che non lo rifarà. Il suo compito è ben più grande, consiste nell’impedire che venga distrutto. Un giovane nell’epoca odierna si trova circondato dal cinismo e dal nichilismo contemporaneo che ha preso il nome di relativismo.

Quando tutti i lanternoni sono spenti, gli uomini non sanno più a chi rivolgersi. Questa è la descrizione della modernità. Non più un lanternone comune che permetta di inoltrarsi  nel reale illuminando con  una luce comune, ma tante piccole luci che vagano come lucciole nella campagna estiva, troppo piccole per produrre un’illuminazione più vasta. L’immagine è tratta da Il fu Mattia Pascal di Pirandello. Oggi, più di un secolo dopo la pubblicazione di quel libro, abbiamo un altro grande lanternone, quello del relativismo culturale. Il cardinale Joseph Ratzinger, allora decano del collegio cardinalizio,  nell’aprile 2005, nella omelia durante la Missa pro eligendo romano pontefice, parla addirittura di dittatura del relativismo culturale.

Il nuovo lanternone culturale del relativismo nega l’esistenza di qualsiasi verità assoluta, privilegia una finta tolleranza in nome di un presunto multiculturalismo, si rivolge all’esperto in ogni campo, una volta che tutte le figure di riferimento del passato sono cadute. Persa di vista l’unità del sapere e il senso complessivo della cultura, si assiste ad una parcellizzazione delle discipline che non sono più riconducibili ad un unicum, che non riescono a dialogare tra loro.

Tanta letteratura del Novecento documenta questa difficoltà o impossibilità a raggiungere la verità, il Mistero della realtà. Se non c’è una verità o se essa non è da noi conoscibile, non è possibile una reale comunicazione tra gli uomini, perché non si può pensare di mettere in compartecipazione una verità che sia portata da uno dei due interlocutori o che sia derivata da altri. Quando la verità è negata alle radici, ognuno continua a camminare nel proprio  tunnel di vetro trasparente in cui potrà vedere gli altri, senza, però, entrare realmente in contatto con loro. Da qui derivano il senso di solitudine e l’individualismo dell’uomo contemporaneo.