Importantissima è infatti la ricostruzione della rete di letture e degli autori che Dante ha amato e che costituiscono il suo immaginario. Questi si riversano infatti all’interno della sua opera e sta solo a noi provare ad accorciare la distanza che ci separa dal XIII secolo, anzitutto riconoscendo e comprendendone le fonti. La “prima giornata” in cui ci accompagna Fighera è infatti dedicata alle citazioni e ai riferimenti letterari che sono disseminati nella Commedia e che ne fanno un testo in continuo dialogo con l’epica e la cultura classica. Scopriamo così la distanza che separa Dante (e la mentalità cristiana) dal sentimento religioso degli antichi, come era rappresentato l’Aldilà nei poemi omerici e in Cicerone, chi – prima di Dante – è sceso nel regno dei morti (l’Ulisse di Omero, l’Enea di Virgilio, ma anche Sesto Pompeo nel poema di Lucano Pharsalia). Consideriamolo un ripasso o un riassunto della cultura classica di cui si è nutrito Dante e che ci sarà indispensabile per proseguire i nostro viaggio.

Esplorate queste letture, nella “seconda giornata” andiamo alla scoperta dell’uomo Dante, dell’importanza del suo impegno politico, del significato di Beatrice nella sua vita e (cosa letterariamente più importante) nel suo poema. Un poema nel quale non può non colpire la scelta di adoperare per la stesura il volgare italiano in luogo del latino tradizionalmente riservato al pubblico colto. A questo punto siamo pronti per incominciare la “terza giornata” e addentrarci nella Commedia, affrontando argomenti, temi e personaggi cruciali per la comprensione dell’opera: la «selva oscura» e Virgilio, il problema dell’esistenza del Limbo, Paolo e Francesca, Ciacco con la sua profezia su Firenze, la palude dello Stige e la città di Dite, l’incontro con Farinata degli Uberti, Pier della Vigna e Brunetto Latini, le Malebolge e i simoniaci, Ulisse, il Conte Ugolino e, infine, Lucifero. Siamo alla conclusione della cantica: «S’el fu sì bel com’elli è ora brutto, / e contra ‘l suo fattore alzò le ciglia, / ben dee da lui procedere ogne lutto» (Inf. XXXIV, 34-36). Da qui deriva ogni male, ma anche la salvezza di Dante, il quale – dopo essere disceso fino al punto più basso dell’Inferno e del peccato – può ora iniziare il suo cammino di redenzione attraverso la montagna del Purgatorio e i cieli del Paradiso.