altBellissimo è stato l’augurio che padre Romano Scalfi ha lasciato a tutti gli italiani al termine del trentaduesimo Premio Internazionale Medaglia d’Oro al Merito della Cultura Cattolica: «L’esperienza del samizdat mi ha insegnato quanto sia importante la responsabilità personale. E lo vedo guardando la situazione dell’Italia oggi. Mi auguro che cresca la responsabilità della persona. Se cambia la persona, cambia l’Italia. Non dobbiamo dare la colpa agli altri, ma capire noi cosa possiamo fare per cambiare le cose nella nostra realtà quotidiana, e chiederci quale è la nostra responsabilità».

            Quest’anno è stato lui l’insignito del prestigioso premio, proprio padre Romano Scalfi (1923), fondatore di Russia Cristiana che negli anni ha contribuito a diffondere la ricchezza del patrimonio religioso, culturale e artistico orientale e a far conoscere la voce del dissenso nella Russia comunista.

Nato in una famiglia profondamente cristiana, Padre Scalfi ha desiderato diventare prete fin da quando aveva quattro anni. A ventitré anni l’incontro con il gesuita Gustavo Wetter, rettore del Russicum di Roma, e la celebrazione della Divina Liturgia Bizantina lo convincono a dare la vita per i cristiani della Russia. «Sono rimasto folgorato» dice Scalfi alla consegna del Premio «dalla bellezza della Divina Liturgia bizantina, qualcosa di meraviglioso, perché è una liturgia che vuole parlare a tutto l’uomo, non solo alla testa: la mente e il cuore. Una messa celebrata con il rito bizantino, per esempio, non si potrebbe fare senza un bel coro, perché ha una parte sostanziale tutto il rituale che il celebrante compie senza parlare e che richiede l’accompagnamento della musica. Nel mio innamoramento c’è stato sicuramente un aspetto sentimentale, ma Dio si serve anche di queste piccole cose per portare avanti i suoi disegni».