La parola d’ordine di questi tempi è attaccare il genio del cristianesimo o riducendolo a etica e discorso (come è accaduto per I promessi sposi) o eliminandolo e censurandolo come sta accadendo per la Commedia. Ma di questo pochi si curano. Ma vediamo i fatti avvenuti.

Qualche mese fa Valentina Sereni, Presidente di Gherush92, organizzazione di ricercatori e professionisti che svolge progetti di educazione allo sviluppo e ai diritti umani, accreditata presso l’ONU, ha stigmatizzato la Commedia perché offensiva, razzista, antieducativa e ancora antisemita, islamofoba, omofobica. La Commedia di Dante, pilastro della letteratura mondiale, contribuirebbe così a «diffondere false accuse costate nei secoli milioni e milioni di morti».  Per questo Valentina Sereni chiede «di espungere la Divina Commedia dai programmi scolastici ministeriali o, almeno, di inserire i necessari commenti e chiarimenti». Sentiamo i termini precisi degli attacchi: «Il pilastro della letteratura italiana e pietra miliare della formazione degli studenti italiani presenta contenuti offensivi e discriminatori sia nel lessico che nella sostanza e viene proposta senza che via sia alcun filtro o che vengano fornite considerazioni critiche rispetto all’antisemitismo e al razzismo. Studiando la Divina Commedia i giovani sono costretti, senza filtri e spiegazioni, ad apprezzare un’opera che calunnia il popolo ebraico, imparano a convalidarne il messaggio di condanna antisemita, reiterato ancora oggi nelle messe, nelle omelie, nei sermoni e nelle prediche e costato al popolo ebraico dolori e lutti. […] Nel canto XXIII Dante punisce il Sinedrio che, secondo i cristiani, complottò contro Gesù; i cospiratori, Caifas sommo sacerdote, Anna e i Farisei, subiscono tutti la stessa pena, diversa però da quella del resto degli ipocriti: per contrappasso Caifas è nudo e crocefisso a terra, in modo che ogni altro dannato fra gli ipocriti lo calpesti». La polemica scoppiata quest’anno è passata abbastanza sotto silenzio.