«All’interno dell’utopia tecno-scientifica» sostiene Olivier Rey «gli uomini sono assimilati a semplici processi oggettivi. […] Scienza e tecnica promettono all’uomo un regno. Ma è un regno senza re, perché nel corso della sua edificazione chi avrebbe dovuto essere re si confonde con le cose sulle quali avrebbe dovuto regnare». Si è, quindi, perso l’uomo. Le uniche autorità disponibili, l’individuo ridotto a se stesso e la scienza, non riescono a fornire una norma. E così ci si sforza di «naturalizzare l’etica, di fondare scientificamente una morale. Non senza incoerenza: è assurdo giustificare i diritti dell’uomo in un contesto in cui l’uomo è una cosa» (Rey).

 

Anche la filosofia ha perduto l’autorevolezza di una volta. I filosofi di oggi, scrive il matematico e filosofo Rey, «vivono tutti in modo sensibilmente uguale e senza differenziarsi dal resto della popolazione». Anche i filosofi non credono più alla filosofia, la loro filosofia non ha potere di muoverli, di cambiarli, di renderli diversi dagli altri. «Per una filosofia il solo modo di dare un vero peso al suo pensiero è quello di tradurlo in affermazione esemplare». Così è sempre accaduto per i filosofi dell’antichità, a quei maestri che avevano un seguito per la capacità di testimonianza che davano.

In un saggio affascinante, scritto da un uomo di scienza che è anche filosofo e che riconduce con la sua preparazione il senso dell’operato scientifico in seno alla saggezza e alla ricerca della verità filosofica, vengono tratteggiati gli «itinerari dello smarrimento» in cui filosofia e scienza hanno perso il loro statuto ontologico. La responsabilità è tutta dell’uomo, che ha dimenticato la sua natura di soggetto con delle domande per diventare soltanto oggetto di studio e i osservazione. L’oggettivazione dell’uomo, così chiama Rey questo processo, e l’oggettivazione del divino deprivano di un senso il macrocosmo (l’universo) e il microcosmo (microcosmo). In un’analisi così puntuale, in quella che potrebbe sembrare solo una pars destruens, c’è già la strada della ripartenza e della ricostruzione: ritornare ad essere soggetti, cioè uomini. Ritornare alle domande connaturate all’uomo, quelle domande che la scienza contemporanea cerca di evitare  e, talvolta, di sradicare dall’uomo.  Come fare? Per Rey bisogna compiere «un passo di lato», ritornare alla cultura che è riscoperta dell’uomo e della sua storia, che permette di ritornare alla dimensione dell’uomo soggetto e oggetto. La scienza contemporanea si oppone alla riscoperta della cultura e del passato, perché essa si sviluppa più rapidamente nel suo connubio con la tecnologia proprio nella dimenticanza del passato.

– Oliver Rey, Itinerari dello smarrimento, edizioni Ares, 2013