Conosciamo la vita di Petrarca con maggiore profondità di quanto si conoscano le vicende degli uomini vissuti prima di lui, non solo per la fama, ma anche per il vastissimo epistolario. Dante ha invece scritto ben poco di sé, intendendo raccontare la vita dalla prospettiva dell’eterno.

Quelle di Dante e Petrarca sembrano due vicende opposte per sorte e riconoscimento ricevuto in vita. Petrarca fu incoronato e onorato dai contemporanei, Dante non fu riconosciuto dai dotti e fu esiliato dai concittadini.

La presenza dei due giganti pervade la storia della cultura occidentale, rappresentando due civiltà: la cristiano-medioevale e l’umanistica. Se con Dante si chiude il Medioevo con le sue certezze incrollabili (il mondo come luogo di rivelazione della storia della salvezza, il Dio uno e trino, la Chiesa, la convinzione che questa vita è un pellegrinaggio verso la vera patria), con Petrarca si apre l’Umanesimo con i suoi nuovi valori tutti terreni slegati dal Cielo, preludio ad una modernità carica di dubbi ed angosce.

Se Dante legge i classici in una prospettiva cristiana, come fossero semi della verità che il logos ha disseminato nella realtà, Petrarca e l’umanesimo li rileggono in una chiave civile, filologica, scientifica, modelli di stile e di vita. Con Petrarca inizia un nuovo culto dell’antichità classica, una nuova celebrazione dei classici, nostri amici e contemporanei, perché sanno esprimere quello che anche noi viviamo e proviamo, le nostre stesse ansie e le nostre aspirazioni, l’ardore e la paura del vivere, l’horror vacui e il desiderio dell’assoluto.

Petrarca sostiene di non aver provato invidia per alcuno e di non possedere neanche una copia della Commedia.  Proprio lui, che dispone di tantissimi libri, anche quelli introvabili, che ha girato l’Europa alla ricerca dei codices manoscritti nelle biblioteche occidentali dando così avvio alla filologia moderna, afferma di non aver mai posseduto l’opera in volgare più importante e famosa. Ma è proprio vero? Non vi sono tracce o addirittura profonde influenze della Commedia nel Canzoniere? È indubbio che un’attenta lettura del Canzoniere e dei Trionfi mostri una fitta rete di reminiscenze e allusioni all’opera dantesca che Petrarca, quindi, conosce molto bene.

Nel mondo contemporaneo l’interesse pubblico in teatro, in televisione, nei nuovi mezzi di comunicazione è tutto per la Commedia mentre le opere del Petrarca sono trasmesse nel percorso scolastico delle superiori e continuano ad  essere oggetto di studio nel mondo accademico. Qual è l’attualità dei due poeti? Quale il loro insegnamento? Chi ha vinto il duello tra i due giganti che in modi diversi furono precursori e profeti?

Tutto il viaggio di Dante rappresenta il cammino nella vita di ogni uomo. Chi legge la Commedia col cuore non può che percepire come essa parla di lui, della sua aspirazione ad una vita piena, alla felicità e alla salvezza. Intraprendere il viaggio con Dante iniziando a guardare la profondità del proprio animo e la capacità di male significa guardare la selva oscura in cui ci troviamo, la solitudine del mondo, il non senso che percepiamo nelle nostre giornate.

Non c’è verso della Commedia in cui non si respiri l’esperienza e la fatica di uomini che vogliono fare da soli e rifiutano la luce di Dio o di uomini che, invece, si lasciano abbracciare dall’amore e dalla grazia.

Il lascito maggiore del Petrarca per l’uomo di oggi è la gratitudine nei confronti del passato, la necessità di coltivare la memoria dei grandi, di tramandare di generazione in generazione quanto i cittadini della res publica litterarum hanno compreso sull’uomo, sulla vita e sulla storia. L’eredità spirituale del passato è linfa viva, semi che permettono di abbellire il giardino della Terra. Autori cristiani e classici pagani meritano parimenti un posto nel palcoscenico della storia, senza alcun rapporto di subalternità dei secondi nei confronti dei primi.

Proprio attraverso la lettura e la compagnia degli antichi scrittori possiamo riscoprire col Petrarca le passioni umane, il dolore per la transitorietà della vita, per la fragilità dell’uomo, per la sua incapacità a perseguire in modo coerente i propri ideali in una sempre più demarcata spaccatura tra Terra e Cielo.

Petrarca auspicò libertà per l’uomo di cultura e di lettere, che doveva essere scevro di ostacoli lavorativi che gli impedissero di dedicarsi completamento allo studio e alla scrittura, ma doveva al contempo essere del tutto svincolato dai detentori del potere che avrebbero potuto obbligarlo a sostenere idee e progetti altrui.

L’opera petrarchesca merita una divulgazione anche tra il popolo, come avviene come per la Commedia. Ma se questo non accade, forse è proprio perché fu il Petrarca a non desiderarlo. Non concepì la sua opera per il popolo, ma per l’elitè. Ma la cultura di oggi sta divenendo sempre più una cultura di divulgazione, del popolo e per il popolo.