Qui, non è una famiglia ad essere protagonista, ma un’amicizia forte, come quella che si forma per le strade, più stretta dei vincoli di parentela. «La strada e l’averci giocato insieme offre ai bambini una più alta dimensione di parentela, che nemmeno da adulti sarà mai dimenticata. […] Non c’è stato di famiglia che possa vincere la battaglia contro i pomeriggi di sole estivo in cui si è riusciti a infilare il primo pallone in porta tra le grida dei compagni, o liberato insieme una libellula gigante entrata per sbaglio in un retino di farfalle». Maurizio, Franco, Giulio vivono un’estate magica, nel 1986, l’estate dei topi, delle palle incendiarie, in cui quelli che potrebbero essere piccoli fatti agli occhi di adulti estranei al gruppo e dimentichi di quell’età diventano grandi imprese, gesta epiche, che segneranno tutta l’estate o, addirittura, tutto l’anno nella cittadina di Cabras.

 

Il paese vive «di un respiro comune ritmato dal suono delle campane: la chiesa parrocchiale di santa Maria» è « il suo polmone, ma più per questioni di organizzazione cittadina, che per aneliti di fede. Il primo regolatore della vita civile» sono, infatti, «i santi di categoria, celesti protettori sindacali di questo o di quel gruppo». Prevale una dimensione comunitaria, collettiva, dove l’appartenenza alla vita di paese, ai costumi, alle tradizioni fa sentire uniti. «A Crabras col «noi», […] bisogna farci i conti, perché […] parlavano tutti di sé al plurale con la ronzante fluidità di uno sciame d’api intorno all’alveare. […] Non era un pronome come negli altri posti, ma la cittadinanza di una patria tacita dove tutto il tempo condiviso si declinava così, al presente plurale». Ma un fatto porterà a dividere questo «noi» facendo percepire l’esistenza all’interno nello stesso paese di un «loro»: è la nascita di un’altra parrocchia con la conseguente spaccatura in due di Cabras.  Macrocosmo e microcosmo portano in sé la stessa aspirazione alla comunione, all’unità e all’amore così come pure la medesima radice di male, proveniente dal cuore dell’uomo, che è il peccato originale. Non c’è perfezione, ma la libertà può giocarsi di volta in volta nella scelta drammatica tra l’adesione al bene e l’attuazione del male. Così, la discordia del paese rischia di contaminare anche l’innocente e fraterna amicizia dei tre ragazzi.

La processione dell’incontro, una delle principali del paese, in cui la statua della Madonna e di Gesù si dovrebbero incontrare, rischia di tradursi in una guerra aperta nella piazza principale. Icastica la scena delle litanie della Madonna in cui i due schieramenti opposti invocano la Madre di Dio con quel «Prega per NOI» in cui quel pronome NOI si è fatto il primo termine del polo dialettico NOI/LORO NEMICI. Ma ecco l’imprevisto. Solo all’ultimo lo scontro si evita grazie al buon senso dei due preti. Si può ripartire ora, come prima, magari con una consapevolezza maggiore. «Anche un bambino un po’ di dentro e un po’ di fuori alla fine lo capisce che ogni tanto quel plurale va passato ad un setaccio più sottile». Franco riprende, infine, a giocare insieme a Maurizio e a Giulio.