«Che cos’è dunque la felicità, mio caro amico? E se la felicità non esiste, che cos’è dunque la vita?», chiede Giacomo Leopardi all’amico belga A. Jacopssen. Perché l’uomo sia protagonista della sua storia, occorre che mantenga viva questa domanda nella sua forma primigenia, come esigenza di felicità infinita.

Si può stenere la speranza di felicità propria e altrui solo quando nella vita si è incontrato qualcosa che è in grado di ridestare la domanda perché si è palesato come risposta. Per questo è un segno allarmante dei nostri tempi il fatto che gli adulti abbiano spesso paura delle domande di pienezza e dei sogni dei giovani. Allo stesso modo è, però, motivo di grande speranza l’incontro con uomini che siano lieti. Abbiamo bisogno di uomini assetati di felicità. Abbiamo bisogno di incontrare uomini felici. Tutti al fondo, consapevoli o no, cercano la felicità, anche quei giovani che al sabato sera passano da un locale all’altro e si «sballano» tra l’alcool, la droga e una musica assordante.