studentiIn questi mesi gli studenti dell’ultimo anno della scuola superiore partecipano ad open days universitari, incontrano esperti del mondo delle facoltà per conoscere i corsi di studio offerti dopo la scuola superiore e il mercato del lavoro. Questa attività frenetica prende il nome di «orientamento universitario».

Ho l’impressione che, spesso, in queste proposte fatte dalle università e dalle scuole superiori, gli studenti vengano considerati come clienti e non vengano provocati sulle domande fondamentali: io chi sono? Che cosa desidero davvero dalla vita? Che passioni ho? Che talenti ho scoperto in me? Mi sembra che essi scelgano il corso di studi, evitando tutte queste domande, come se l’unico criterio sia quanto la società propone o si aspetta da loro. Se discuto con i ragazzi di scelta universitaria o lavorativa, talvolta chiedono: «Ma lei come ha fatto a sapere cosa avrebbe fatto nella vita? Come ha fatto a capire la sua vocazione?». 
Allora racconto loro alcuni aneddoti della mia storia. Finito il percorso del Liceo, mi confrontai con la professoressa di Italiano che mi ripropose la domanda sui miei desideri più profondi e sui miei talenti. Alla fine mi iscrissi a Lettere. Durante il percorso universitario mi cimentai nell’insegnamento. Laureatomi, decisi di fare dei colloqui di lavoro presso alcune aziende. Telefonai ad un’associazione di volontariato che orienta e mette in comunicazione le domande con le offerte di lavoro. Mi rispose un amico che svolgeva il servizio civile presso quella struttura offrendomi un posto di insegnamento nelle materie umanistiche in un centro di formazione professionale. Avrei dovuto accettare o rifiutare subito, senza aver la possibilità di riflettere più di tanto. Accettai.