Come si gloriava di essere “terziaria” dell’Ordine di San Francesco! Lo fa ben sentire in un’altra lettera scritta alla sorella Leonella, che volle inviare anche a me “ …Tu francescana terziaria, io francescana terziaria, papà e mamma francescani terziari anche loro ….” e lo ha ripetuto anche nell’intervista pubblicata dall’Osservatore Romano, proprio la mattina del giorno in cui, al tramonto il Signore l’avrebbe chiamata a sé.

Francescana nella semplicità del nascondimento (dice: “quando sento dire “autore, autore”, lo ripeto cento volte: io sono solo un amanuense”), ma anche francescana nel ricercare il volto dell’uomo, i suoi sentimenti, e francescana nel cantare la bellezza della vita sulle orme del primo, santo, poeta italiano.

Francescana soprattutto nell’amore appassionato per Cristo. Non è senza significato che nella sua lettera Elena parli di Cristo crocifisso che si stacca dalla croce per abbracciare Francesco: tutta l’ espressione poetica di Elena è segnata dalla Passione di Cristo Gesù.

In quella figura del Cristo coronato di spine e flagellato che senza parlare passa davanti alla “moglie del procuratore”, Elena adombra una visione che passa sotto i suoi stessi occhi e la segna, la tormenta, la affascina con la sua carica di amore sofferente.

Deve esprimerla nella poesia, deve ricostruirla nel romanzo, deve farne oggetto di contemplazione mistica.

Ma anche quando canta la sofferenza dell’uomo, quando tratta di temi civili come le figure della Resistenza, a lei tanto care, Elena vede riprodursi nell’uomo la Passione di Cristo che dà la vita per i fratelli; nello stesso tempo vede rinnovarsi la morte di Adamo.

Abbiamo ascoltato la Sacra Scrittura: il grido di Giobbe, uomo sofferente che afferma la certa speranza: “Il mio Redentore è vivo. Io vedrò Dio. Io stesso lo vedrò”. Poi l’affermazione di fede di Paolo: “Come in Adamo tutti muoiono, così in Cristo tutti riceveranno la vita”.

Infine la crocefissione raccontata dal Vangelo di Giovanni, con Maria e le donne sotto la Croce di Gesù.

Penso Elena a lungo sotto la Croce, la leggo meditare sulla morte di Adamo, anzi scriverne come “sotto dettatura”. Così ella racconta di Adamo ormai adagiato sulla fredda terra: “… e in mezzo alle tenebre ecco gli apparvero i rami dell’albero caldi di sole; allora qualcosa si agitò in lui come un impulso a salire e posarsi sui rami”. L’albero della croce, l’albero della vita: “così in Cristo tutti riceveranno la vita”.

Tutti gli eventi umani, quanti la vasta cultura e il desiderio di sapere le hanno fatto conoscere, passano sotto la Croce e da lì sono valutati, perché, come lei stessa diceva in una intervista, non solo c’è la vita eterna, ma tutta la vita è eterna.

Accogliendo i doni che Elena ci ha fatto e ci lascia in eredità, ascoltiamo proprio nella luce della vita così compresa, con tutto il suo valore, ascoltiamo un suo canto: è esortazione che sento molto attuale, per tutti, specie per i giovani che Elena ha tanto amato, nella scuola, nei campi di battaglia per la libertà, nelle stanze accoglienti della sua casa:

Finite di piangere su di voi e sopra i morti.
Finite di ballare sulle tombe.
Non vi accorgete che a noi è chiesto più
che ai figli di ogni altro tempo?

Ora bisogna ricreare il mondo 
in ciascuno di noi
o finiremo.

Ricordarci la nostra somiglianza con Dio
e indurre Dio a ricordarla.
Ora bisogna avere tanta forza
da imporre al cuore la speranza,

amore più che umano agli umani,
volontà di vita per tutti.
Non è tempo di lutti
né di follie.

Questo è tempo di Dio.
Che aspettiamo?
Quale segno? Quale miracolo?

Eppure abbiamo visto crocefisso
in migliaia di corpi
Gesù Cristo.

(Da “Poesie – Opera omnia”)

Il 16 Gennaio scorso Elena ha inviato questa poesia, “Il tempo di Dio”, al Papa Francesco quale espressione significativa della sua opera che ha voluto cantare tanti martiri della fede e della libertà.

Noi l’abbiamo letta quale invito ad affrontare anche il tempo nel quale Elena ci lascia, il nostro tempo, con speranza, a “ricreare il mondo in ciascuno di noi” perché è “tempo di Dio”.

* Vescovo di Chiavari

(pubblicato su La nuova bussola quotidiana del 3-3-3014)