Rivelandosi a Mosè, Dio non si definisce solo misericordioso, ma «misericordioso e pietoso». E «pietoso» significa che «fa grazia, ha compassione e, nella sua grandezza, si china su chi è debole e povero, sempre pronto ad accogliere, a comprendere, a perdonare». Assomiglia al padre del figliol prodigo, che «non si chiude nel risentimento per l’abbandono del figlio minore, ma al contrario continua ad aspettarlo – lo ha generato – , e poi gli corre incontro e lo abbraccia, non gli lascia neppure finire la sua confessione – come se gli coprisse la bocca -, tanto è grande l’amore e la gioia per averlo ritrovato». Poi, come sappiamo, va a chiamare il figlio maggiore, che «è sdegnato e non vuole far festa, il figlio che è rimasto sempre a casa ma vivendo come un servo più che come un figlio, e pure su di lui il padre si china, lo invita ad entrare, cerca di aprire il suo cuore all’amore, perché nessuno rimanga escluso dalla festa della misericordia. La misericordia è una festa!».

Di Dio la Sacra Scrittura ci dice pure che è «lento all’ira», ma una traduzione più letterale sarebbe «lungo di respiro», cioè «con il respiro ampio della longanimità e della capacità di sopportare. Dio sa attendere, i suoi tempi non sono quelli impazienti degli uomini; Egli è come il saggio agricoltore che sa aspettare, lascia tempo al buon seme di crescere, malgrado la zizzania».

Leggiamo anche che Dio è «grande nell’amore e nella fedeltà». «Com’è bella questa definizione di Dio!», commenta il Papa. «Qui c’è tutto. Perché Dio è grande e potente, ma questa grandezza e potenza si dispiegano nell’amarci, noi così piccoli, così incapaci». La definizione consta di due parole, amore e fedeltà. La parola «amore» «indica l’affetto, la grazia, la bontà. Non è l’amore da telenovela… È l’amore che fa il primo passo, che non dipende dai meriti umani ma da un’immensa gratuità. È la sollecitudine divina che niente può fermare, neppure il peccato, perché sa andare al di là del peccato, vincere il male e perdonarlo». 

Quanto alla fedeltà di Dio, è «senza limiti: ecco l’ultima parola della rivelazione di Dio a Mosè. La fedeltà di Dio non viene mai meno, perché il Signore è il Custode che, come dice il Salmo [121],  non si addormenta ma vigila continuamente su di noi per portarci alla vita». Di Dio San Paolo dice: «se tu non Gli sei fedele, Lui rimarrà fedele perché non può rinnegare se stesso». La fedeltà nella misericordia «è proprio l’essere di Dio. E per questo Dio è totalmente e sempre affidabile. Una presenza solida e stabile. È questa la certezza della nostra fede. E allora, in questo Giubileo della Misericordia, affidiamoci totalmente a Lui, e sperimentiamo la gioia di essere amati da questo “Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e grande nell’amore e nella fedeltà”». (La Nuova Bussola quotidiana del 13-1-2015)