Risultati immagini per la noia moraviaLa contemporaneità ha esaltato quell’autonomia e quell’individualismo dell’uomo moderno che coincide, in realtà, con una condizione di solitudine. «Il lato oscuro dell’individualismo» scrive C. Taylor ne Il disagio della modernità «è il suo incentrarsi sull’io, che a un tempo appiattisce e restringe le nostre vite, ne impoverisce il significato, e le allontana dall’interesse per gli altri e la società».

Per Pavese, come leggiamo ne Il mestiere di vivere, «la massima sventura è la solitudine, tant’è vero che  il supremo conforto – la religione – consiste nel trovare una compagnia che non falla, Dio. La preghiera è lo sfogo come con un amico […]. Tutto il problema della vita è dunque questo: come rompere la propria solitudine, come comunicare con altri. […] Perché si debba star meglio comunicando con un altro che non stando soli, è strano. Forse è solo un’illusione: si sta benissimo soli la maggior parte del tempo. Piace di tanto in tanto avere un otre in cui versarsi e poi bervi se stessi: dato che dagli altri chiediamo ciò che abbiamo già in noi. Mistero perché non ci basti scrutare e bere in noi e ci occorra riavere noi dagli altri».

L’uomo si può conoscere e riavere solo nel rapporto con l’altro, proprio perché l’io è rapporto strutturale con un tu. A detta del grande poeta E. Montale (1896-1981) la stessa comunicazione e la scrittura sono il tentativo di entrare in relazione con il Tu, cioè con il senso, con il Mistero che emerge nella realtà. Leggiamo, infatti, in Intenzioni (Intervista immaginaria, 1946): «[Scrivendo il mio primo libro] Mi pareva di vivere sotto a una campana di vetro, eppure sentivo di essere vicino a qualcosa di essenziale. Un velo sottile, un filo appena mi separava dal quid definitivo».