È un dato su cui dobbiamo riflettere. «C’è stato un tempo in cui, nella Persona divino-umana di Cristo, Dio è stato un bambino, e questo deve avere un suo significato peculiare per la nostra fede». Al centro della nostra fede stanno la morte e la resurrezione del Signore, ma «non dimentichiamo che tutta la sua vita terrena è rivelazione e insegnamento». Non solo «nel periodo natalizio ricordiamo la sua infanzia», ma «per crescere nella fede avremmo bisogno di contemplare più spesso Gesù Bambino». Certo, a rigore «non conosciamo nulla di questo suo periodo». Il Papa ricorda come il Vangelo ci parli solo della presentazione al Tempio, della visita dei Magi con la conseguente fuga in Egitto, poi con  «un grande salto» del pellegrinaggio a dodici anni a Gerusalemme e della disputa con i dottori del Tempio.

Dunque, «sappiamo poco di Gesù Bambino, ma possiamo imparare molto da Lui se guardiamo alla vita dei bambini. È una bella abitudine che i genitori, i nonni hanno, quella di guardare ai bambini, cosa fanno. Scopriamo, anzitutto, che i bambini vogliono la nostra attenzione. Loro devono stare al centro perché? Perché sono orgogliosi? No! Perché hanno bisogno di sentirsi protetti». Questa osservazione dei bambini ci aiuta a «porre al centro della nostra vita Gesù e sapere, anche se può sembrare paradossale, che abbiamo la responsabilità di proteggerlo. Vuole stare tra le nostre braccia, desidera essere accudito e poter fissare il suo sguardo nel nostro». Inoltre, dobbiamo «far sorridere Gesù Bambino per dimostrargli il nostro amore e la nostra gioia perché Lui è in mezzo a noi. Il suo sorriso è segno dell’amore che ci dà certezza di essere amati». 

I bambini, inoltre, amano giocare. «Far giocare un bambino, però, significa abbandonare la nostra logica per entrare nella sua. Se vogliamo che si diverta è necessario capire cosa piace a lui, e non essere egoisti e far fare loro le cose che piacciono a noi». Nello stesso modo, davanti a Gesù «siamo chiamati ad abbandonare la nostra pretesa di autonomia – e questo è il nocciolo del problema, eh?: la nostra pretesa di autonomia – per accogliere invece la vera forma di libertà, che consiste nel conoscere chi abbiamo dinanzi e servirlo». Quel Bambino, infatti, è Dio. «Stringiamo, dunque, tra le nostre braccia il Bambino Gesù, mettiamoci al suo servizio: Lui è fonte di amore e di serenità». (La Nuova Bussola quotidiana del 30-12-2015)