Volume di poesie di Elena BonoIl 26 febbraio è morta a Lavagna Elena Bono, la più grande scrittrice e poetessa italiana della seconda metà del XX secolo. Emarginata dall’editoria per la sua fede cattolica, era stata intervistata da La Nuova BQ giusto un mese fa (clicca qui). Ora vi proponiamo la testimonianza di chi le è vissuto accanto per molti anni, fino alla morte, prima come semplice amica poi come press agent.

Ho conosciuto Elena Bono negli anni ’90, quando scrivevo come cronista nella redazione genovese de “Il Giornale” e fui incaricata di intervistarla. Il primo incontro – per la verità per me folgorante – fu solo telefonico, ma ne seguirono molti altri, di persona, e con gli anni il nostro rapporto crebbe e si trasformò via via in un vero e proprio sodalizio umano e professionale.

Elena Bono, nata a Sonnino nel 1921, ha vissuto a Chiavari fin dalla sua adolescenza, dove il padre, Francesco Bono, illustre grecista e latinista, era preside del Liceo Classico. Fu durante il periodo di sfollamento della famiglia a Bertigaro, nell’entroterra ligure, che Elena incontrò colui che nel 1959 sarebbe diventato suo marito, Gian Maria Mazzini, discendente di Giuseppe Mazzini,  morto nel 2009. E fu proprio quel periodo che segnò profondamente la vita e l’intera opera letteraria di Elena Bono, che decise di diventare staffetta partigiana operando nella sesta zona operativa, sotto il comando di Aldo Gastaldi “Bisagno” (Medaglia d’Oro al valor militare).

Dopo l’8 Settembre ‘43 ella comprese l’importanza e l’urgenza di fare la sua scelta, di assumersi la sua parte di responsabilità nella storia che stava vivendo, scegliendo di lottare per la libertà. “O libertà o schiavitù”, ripeteva spesso ricordando quei momenti cruciali, e invitando specialmente i giovani a riflettere: “Il problema è quello della scelta. Il bene è la scelta difficile”.

Impossibilitata a scrivere per i postumi di un ictus e a seguito di una progressiva perdita della vista, per molti anni ancora Elena Bono ha continuato a creare nuove opere, fino a due anni prima di morire, dettando tutto a delle sue collaboratrici. Mai si lamentava della sua malattia, persino dopo che era costretta sempre a letto. “Durante il giorno – diceva – o prego o ripasso” – segno che la sua mente era sempre al lavoro, sempre presente e partecipe delle vicende del tempo, che seguiva attraverso la radio e la televisione, ma soprattutto con l’intelligenza della fede. La incontravo ormai da molti anni ogni settimana e per me era sempre un evento quasi celebrativo, mai scontato o ripetitivo, consapevole come ero di avere avuto il “privilegio”, e la responsabilità, di trovarmi di fronte ad una persona di raro talento letterario e di straordinaria cultura; soprattutto una donna che, fino all’ultimo, ha lottato per testimoniare il valore e la dignità della vita anche nel letto della malattia e della vecchiaia, riattualizzando quotidianamente il suo impegno e la sua ricerca di senso, confrontandosi con Colui che, di questo senso, ne è l’incarnazione assoluta ed eterna: Gesù Cristo e il Suo Vangelo.