«Perché continuiamo a leggere poesie, romanzi, pagine dei grandi classici? A cosa serve? […] Sono interrogativi che i docenti è bene si pongano ogni tanto». Da queste domande parte il saggio di Roberto Carnero intitolato Il bel viaggio (edizioni Bompiani).

Il sottotitolo è molto significativo: Insegnare letteratura alla generazione Z,

i fratelli dei Millenials, gli inafferrabili abitatori dei videogiochi e di YouTube, i tecno-navigatori che passano la lor vita o, meglio, la loro formazione alla vita nelle selve delle «i» minuscole (ipod, ipad, iphone), nati […] quando tutto è già passato, avviluppati dalla crisi, senza la corazza delle certezze.

Non è un libro solo per insegnanti. Certo, sarebbe perfetto come corso di formazione per gli insegnanti perché traccia un quadro completo delle diverse ragioni per cui valga la pena insegnare la letteratura a scuola, delle differenti metodologie di lezione (la «cara, vecchia, buona lezione frontale», la flipped classroom e flipped learning, l’analisi di testo, ecc.), dei manuali che hanno caratterizzato la storia d’Italia dall’unificazione ad oggi. Tocca le problematiche fondamentali che un insegnante si trova ad affrontare in un mondo di profondi cambiamenti tecnologici e culturali come quello contemporaneo. Indaga il rapporto della letteratura italiana con le altre letterature (in una prospettiva comparativista e finanche oltre l’eurocentrismo), con le altre arti (cinema, fotografia, musica, ecc.). Propone interessanti ipotesi di ricerca e di lavoro per una didattica della lettura a partire dall’esperienza viva dell’autore, che, oltre che ordinario di Lingua e di Letteratura italiana al liceo, è anche professore a contratto in alcune università, è saggista, giornalista e autore con Giuseppe Iannacone di un manuale di letteratura italiana (Vola alta parola, edizione Giunti).

Il bel viaggio è, però, altamente consigliabile per tutti coloro che amano leggere e apprezzano la letteratura. Ma anche per quanti desiderino avviarsi all’affascinante bel viaggio letterario, nel mondo dell’immaginazione e della fantasia, dei sogni e della realtà, rimpiangendo il fatto di non averlo potuto affrontare prima.

Già alcuni anni fa, ne La letteratura in pericolo, l’intellettuale e saggista Tzvetan Todorov (1939-2017) metteva in guardia il mondo della cultura, della scuola e degli insegnanti sottolineando le difficoltà e la crisi in cui si trova lo studio della letteratura, compromesso seriamente da un predominio della critica letteraria e delle mode pedagogiche a scapito di un vero assaporamento dell’opera letteraria. Da decenni nella scuola le opere letterarie, deprivate del loro valore, sono diventate strumento per fare esercizi di critica letteraria o per acquisire una competenza. Di rado lette integralmente, sono rese mute per assecondare mode didattiche.

Oggi lo studio della letteratura appare sempre più tecnicizzato quando l’accento viene posto su una didattica «per competenze» (appunto, storiche, culturali, linguistiche, estetiche ecc.). Così le opere dei grandi scrittori finiscono per essere oggetti analizzati in maniera fredda, distaccata, pretenziosamente scientifica (Carnero).

Ma chiediamoci: chi di noi si limiterebbe a vedere i trailer di un film senza assistere alla visione integrale? Bene, è come se a scuola gli studenti vedessero solo qualche immagine di un film, quelle selezionate dall’antologia o dal docente.

Le diverse riforme della scuola e degli Esami di Stato che il Miur ha introdotto come panacea alla situazione di disamore alla lettura, di scarsa capacità di scrittura e di scadente abilità linguistica non hanno in alcun modo risolto la situazione. Lungi dal portare agli esiti desiderati hanno, invece, acuito i problemi e le distanze dalle aspettative.

A scuola l’insegnante non dovrebbe solo assegnare letture, ma anche accompagnare il ragazzo nel fascino della lettura. Per questo dovrebbe studiare le modalità più adeguate. Ad esempio, potrebbe presentare all’inizio solo un aspetto del romanzo assegnato, lasciare poi ai ragazzi la lettura a casa e concludere con un caffè letterario (dopo uno o due mesi): una discussione sul libro guidata dal docente, che si può concludere con un momento conviviale (una bella torta da condividere alla fine della discussione).

Il bravo insegnante è quello capace di far interagire il più possibile i testi che si leggono in classe con il vissuto dei ragazzi. Non tanto con il fine di un’attualizzazione magari anacronistica e forzata, quanto per far capire ai giovani che la letteratura parla di loro, che i libri, le poesie, i romanzi affrontano le questioni, gli interrogativi, le ansie, le delusioni, gli entusiasmi, i sentimenti, positivi e negativi, che tutti viviamo nel corso della nostra esistenza (Carnero).

Il mondo degli insegnanti si presenta, invece, diviso perlopiù tra i tradizionalisti (legati a quanto e a come è stata loro insegnata la letteratura) e i modernisti (legati alle nuove mode pedagogiche). Più rare sono le figure di coloro che si pongono in modo personale, che interrogano le opere, riscoprono e rincontrano gli autori. Eppure, l’insegnamento e l’apprendimento della letteratura hanno a che fare con questo duplice incontro del lettore con l’opera letteraria e con l’autore, un incontro che è personale. Un incontro che a scuola deve coinvolgere sia il docente che il discente.

Chi legge un libro incontra in primo luogo un uomo che vive o ha vissuto calpestando questa terra e librandosi nell’aria sulle ali dei sogni e degli ideali, animato dalle stesse domande che alimentano ciascuno di noi: sulla vita e sulla morte, sull’amore e sul destino, sulla felicità e sulla salvezza.

Nella scuola troppo spesso la letteratura sembra morta. Invece, la letteratura è viva e parla, ma ad una condizione: che siamo noi vivi, che le si pongano delle domande, le giuste domande, quelle che fanno del patrimonio letterario un universo sempre contemporaneo e in dialogo nei secoli sul destino contingente e ultimo dell’uomo.

Per questo solo un insegnante che legga tenendo vive in sé queste domande può far vivere un libro, può interrogarlo e attendersi delle risposte, perché conserva in sé il «desiderio del mare aperto», senza troppo soffermarsi sulla noia del particolare slegato dal desiderio di navigare (immagine che è metafora della vita ed è tratta dalla Cittadella di A. de Saint-Exupéry).

La prima educazione, fondamentale e imprescindibile, propedeutica ad ogni altra forma di educazione, è un’educazione alla bellezza. Letteratura, bellezza, arte riguardano l’ambito di tutto l’umano, l’avventura affascinante di inoltrarsi nella realtà, di conoscerla meglio, di conoscere meglio l’uomo e il suo cuore, immutabile nel corso della storia. Oggi si sono perduti il fascino e la magia dell’incontro e del racconto. Leggere è, invece, incontrare qualcuno con le sue domande.

Il mondo adulto che vuole innovare la scuola, che si lamenta dello scarso interesse del mondo giovanile, spesso non crede più al fatto che la grandezza dell’arte oggettivamente abbia in sé un fascino e una potenzialità educativa straordinarie.

La letteratura ha in sé stessa le potenzialità per catturare l’attenzione, la passione, l’entusiasmo dei ragazzi. Il racconto, che da sempre ha affascinato e affascina l’uomo fin da quando è bambino, è capace sempre di conquistare e avvincere. Certo. Perché un ragazzo e un adulto possano riscoprire il piacere della lettura e della letteratura occorre che riscoprano prima il piacere di coltivare la propria arrière boutique (il proprio retrobottega, cioè lo spazio della propria interiorità, mi piace chiamarlo con il nome di «anima»).

I versi dei grandi poeti illuminano realtà e momenti di vita, come quando guardiamo la Luna e ci chiediamo con Leopardi: «Che fai tu, luna, in ciel?/ Dimmi, che fai,/Silenziosa luna?». O come quando ci ricordiamo i versi di Dante «Quando li piedi suoi lasciar la fretta,/ che l’onestade ad ogn’atto dismaga» e così ci rammentiamo di far bene anche la più piccola cosa, perché la fretta rende meno belle le azioni che compiamo.

L’incontro con la letteratura può cambiare la vita. La scuola dovrebbe essere il luogo per eccellenza ove scoprire la bellezza dei classici. (pubblicato su La nuova bussola quotidiana del 5-7-2020)