Le Metamorfosi ci spalancano, quindi, una finestra sulla vita e sull’uomo di oggi, come del passato. Avvertiamo allora una comunione universale tra noi moderni e gli antichi, tra la nostra e la loro aspirazione alla conoscenza, alla felicità, alla salvezza. Le Metamorfosi sono pressoché contemporanee all’Eneide, scritte solo vent’anni dopo, eppure così differenti, espressione di un poeta che non si fa più portavoce del potere costituito, del programma di cambiamento morale e politico voluto dall’Imperatore Augusto. Nell’Eneide il protagonista Enea è il personaggio che più di ogni altro incarna la tradizione romana, il mos maiorum, la pietas ovvero la riverenza nei confronti di quanti ci sono superiori, gli dei, i genitori, il comandante, la religio ovvero la ritualità e la fides cioè la lealtà e la fedeltà. Nel contempo, si differenzia dagli altri eroi romani perché cerca la risoluzione non con la guerra, ma dapprima attraverso vie alternative, più diplomatiche e ragionevoli. 

Nell’Eneide Virgilio lo rende interprete del tentativo di Augusto di far scordare il tragico periodo delle guerre civili. L’Imperatore promosse quella pax che da lui avrebbe preso il nome. Per questo Virgilio non scelse come suo eroe Romolo, colpevole di essersi macchiato di un atroce fratricidio che avrebbe potuto rammemorare nei lettori i recenti scontri tra Ottaviano e Marco Antonio. Virgilio non scelse, però, neanche Augusto come forse aveva meditato inizialmente. Scelse il pio Enea, devoto alla famiglia, alla patria, alla civitas. Per un progetto comune a lui ancora ignoto, su comando degli dei, Enea abbandona i propri interessi, sacrifica il proprio amore (la cara Didone da lui sposata segretamente a Cartagine) e parte. In lui si compenetrano il senso dell’appartenenza a una collettività e la responsabilità per la missione affidatagli dagli dei, quella di ricostruire la patria distrutta dai Greci e che, come in una nemesi storica, conquisterà quella terra, la Grecia, che aveva distrutto la vecchia patria. 

Invece, Ovidio compone un poema epico, in esametri dattilici, per certi versi antitetico all’Eneide: non più un solo eroe, ma una miriade di personaggi legati insieme solo dal tema delle metamorfosi; non più un protagonista dall’identità granitica e dai forti ideali, ma più spesso personaggi che stanno ancora cercando se stessi, talvolta ancora immaturi e inaffidabili; non più un centro narrativo, ma una trama cangiante e imprevedibile. L’amore, il desiderio di soddisfazione fisica, l’hybris di uomini che osano sfidare le divinità e che, infine, viene punita, l’invidia e l’ira che si traducono spesso in duelli si alternano nel poema in quindici libri, da cui deriva il titolo Metamorphoseon libri XV.

Sermonti ha una grande vena affabulatrice, sa raccontare e coinvolgere con le attualizzazioni delle storie, sa avvincere con le ricostruzioni delle vicende. Presenta i 15 libri di Ovidio ad uno ad uno, introduce il lettore a quanto andrà a leggere, poi traduce i versi latini in una lingua a noi contemporanea e accattivante. Dall’origine del mondo alle quattro età dell’uomo, dalla gigantomachia al diluvio universale, dalla vicenda di Apollo e Dafne al mito di Giove ed Europa, e poi Tantalo, Sisifo e Issione, la Medusa, le Muse, Teseo e Arianna, le fatiche d’Ercole, il sacrificio di Ifigenia, la Guerra di Troia, il peregrinare di Ulisse, la storia di Enea, Cesare e Augusto: sono solo alcune delle storie raccontate da Ovidio che sottolineano come nelle Metamorfosi compaia una sorta di summa del mondo classico, un’occasione unica di scoprire il tentativo dell’uomo antico di indagare la realtà e di spiegarla attraverso il mito. 

    

Vittorio Sermonti, Le Metamorfosi di Ovidio, Rizzoli, Milano 2014