altIl Purgatorio appare fin dal secondo canto come cantica della libertà, della comunione, dell’amicizia. L’opposizione all’Inferno è ben sottolineata dal mezzo che conduce le anime purganti, ben diverso dalla barca di Caronte, appesantita dalle anime peccatrici, che trasportava i dannati dall’una all’altra sponda dell’Acheronte (Inferno III). Appena sorto il sole, infatti, Dante e a Virgilio vedono una luce bianca che si avvicina, sempre più luminosa. In pochi istanti, in maniera nitida, si può distinguere un vascello bianco («un vasello snelletto e leggero,/ tanto che l’acqua nulla ne ‘nghiottiva»), condotto da un angelo altrettanto chiaro («Da poppa stava il celestial nocchiero,/ tal che faria beato pur descripto»). Al posto dei remi le ali conducono il mezzo ad una velocità inaudita. Tutte le anime che non hanno meritato l’Inferno né tanto meno il Paradiso si radunano presso la foce del Tevere, luogo fortemente simbolico per la cristianità, e vengono condotte sulla spiaggia del Purgatorio. Senza sosta, non appena svuota il vascello, l’angelo subito ritorna indietro per caricare le anime di quanti attendono di iniziare il viaggio di purificazione.

            Ancora una volta, come di fronte a Catone, Virgilio invita Dante a mostrare riverenza dinanzi a «sì fatti officiali» («Fa, fa che le ginocchia cali./ Ecco l’angel di Dio: piega le mani»).

            Una moltitudine di anime siede dentro la barca e canta all’unisono «In exitu Israel de Aegypto» (Israele all’uscita dall’Egitto), salmo biblico della liberazione del popolo ebraico dalla schiavitù dell’Egitto, simbolo della Pasqua ebraica e profezia di quella cristiana (la liberazione dell’uomo dal carcere del peccato e della morte attraverso la passione e la resurrezione di Cristo). Il canto è segno di una gioia diffusa, che contagia chiunque, nessuno escluso, che riunisce nella speranza cristiana (che è certezza) di vedere presto il volto di Dio. Dopo il segno della croce dell’angelo, la folla delle anime si getta a riva ed «el sen gì, come venne, veloce». Come un gregge senza pastore, anche quelle anime sono smarrite e, non sapendo la strada, chiedono informazioni a Dante e Virgilio, che sono, però, a loro volta inesperti e completamente digiuni dei luoghi. Appare a tutte chiaro che Dante è vivo, così tutti gli si appressano, come quando la gente si fa incontro ad un messaggero che reca notizie di pace. In questo momento le anime si sono scordate «d’ire a farsi belle», cioè hanno dimenticato il compito di purificarsi salendo la montagna del Purgatorio.