Ebbene, quando Forese ancora calpestava la polvere terrena, tra lui e Dante scoppiò una tenzone poetica che ancor oggi possiamo apprezzare per la vivezza del linguaggio e la forza dell’espressività comica che non indulge, però, a trivialità o volgarità. Nel sonetto dantesco, che dà avvio alla disputa verbale e poetica, Dante così scrive: «Chi udisse tossir la malfatata/ moglie di Bicci vocato Forese,/ potrebbe dir ch’ell’ha forse vernata/ ove si fa ‘l cristallo, in quel paese.// Di mezzo agosto la truovi infreddata:/ or sappi che de’ far d’ogni altro mese…/ e non le val perché dorma calzata,/ merzé del copertoio c’ha cortonese.// La tosse, ‘l freddo e l’altra mala voglia/ no l’addovien per omor’ ch’abbia vecchi,/ ma per difetto ch’ella sente al nido.// Piange la madre, c’ha più d’una doglia,/ dicendo: “Lassa, che per fichi secchi/ messa l’avrè ‘n casa del conte Guido”». 

La moglie di Forese è perennemente raffreddata a letto a causa del marito che dimostra tutta la sua insufficienza a riscaldarla, cosicché pure la suocera è querimoniosa e rimpiange i possibili partiti che la figlia ha rifiutato in matrimonio. Dante, vedendo l’amico così emaciato, ricordandosi senz’altro dei loro giochi poetici, sembra quasi volerlo risarcire e sanare l’onta che aveva prodotta a Nella, moglie di Forese. Il dispiacere è, infatti, grande per la dipartita dell’amico tanto che Dante esclama: «La faccia tua, ch’io lagrimai già morta,/ mi dà di pianger mo non minor doglia […]/ veggendola sì torta». Forese è morto da pochi anni e si è pentito del proprio peccato poco prima di morire. Per questo Dante si aspetta di trovarlo nell’antipurgatorio. Grazie alle preghiere devote e ai pianti sospirosi di Nella Forese è stato rapidamente liberato dalla parte più bassa della montagna. 

Una volta ancora, riscopriamo nel Purgatorio dantesco l’importanza della preghiera per i vivi e per i defunti. Nella comunità dei santi la Chiesa militante (costituita da coloro che sono ancora in Terra) è unita alla Chiesa purgante (le anime del Purgatorio) e alla Chiesa trionfante (i beati del Paradiso). Forese si profonde, quindi, in un elogio della moglie «vedovella», che molto amò e che ora si trova in Firenze del tutto sola «in bene operare». «Le sfacciate donne fiorentine» sono, infatti, licenziose nella loro condotta e incedono «mostrando con le poppe il petto». Solo la consorte Nella brilla per la sua pudicizia. Su richiesta di Forese Dante spiega le ragioni del suo viaggio nell’aldilà: Virgilio l’ha tratto fuori dalla selva oscura, l’ha condotto nel buio infernale e, poi, sulle balze del Purgatorio fino al momento in cui Beatrice diverrà sua guida. Stazio è l’altro compagno di Dante, a causa sua la terra ha tremato, in quanto la sua anima purificata è ora pronta di salire in Paradiso.(pubblicato su La nuova bussola quotidiana del 28-9-2014)