Nella straordinaria opera letteraria, filosofica e teologica di Dante i temi più ricorrenti e largamente riconosciuti sono: l’amore, la fede religiosa, la politica, l’umanità negli aspetti più vari. Di conseguenza a lui  sono state accostate etichette diverse: Dante, teologo, filosofo, pensatore, poeta politico e profetico, poeta dell’esilio, dei destini ultimi dell’umanità teorico della poesia e anche Dante poeta del cibo, del gusto e della gola.

La Vita nova, opera in prosa e in versi, per quanto offuscata dalla fama e dalla diffusione della Commedia, per opera di Giovanni Boccaccio,  ebbe nei secoli XIV e XV una buona notorietà, tanto che Lorenzo il Magnifico la mise al primo posto in quella specie di antologia che va solto il nome di Raccolta Aragonese

        Il cinema da sempre ha guardato a Dante e al suo capolavoro immortale. I primi film sulla Divina Commedia risalgono addirittura ai tempi del muto. Dopo di che le pellicole si sono moltiplicate. Il prossimo anno il regista Pupi Avati realizzerà un film su Dante in occasione del settimo centenario della morte del Sommo poeta (1321).

Uno sceneggiato, Vita di Dante, diretto da Vittorio Cottafavi e scritto da Giorgio Prosperi, è stato trasmesso dalla Rai nel dicembre del 1965 in occasione del settimo centenario della nascita del poeta fiorentino. Protagonista era un giovane Giorgio Albertazzi che proponeva un Dante fuori dagli stereotipi dell’iconografia tradizionale.

Nella battaglia di Campaldino il ventiquattrenne Dante Alighieri era in prima linea, contrariamente all’immaginario collettivo, con tanto di cavallo, lancia e armatura. Il giovane poeta era pesantemente armato di cotta di maglia in mezzo ad altri compagni.

«Nella mia rilettura continuata la Commedia mi è apparsa un’architettura. Una architettura non però modulare e ripetibile, ma monolitica»: così Giovanni Nencioni rifletteva sulla struttura e sulla costruzione della Commedia, rilevando anche che come Brunelleschi scelse e controllò di persona la materia (i mattoni), con cui doveva essere innalzata la sua cupola, così ha fatto Dante con la lingua, ossia la materia con cui ha costruito il poema.

Secondo il critico e insegnante Giovanni Fighera, studioso e autore di saggi su Dante Alighieri, la Divina Commedia è in grado di far emergere le domande più profonde e più vere dell’uomo. Il poeta fiorentino ha sempre cercato la felicità e la salvezza, quelli che per lui erano i due fini della vita umana. La Commedia parla a ogni essere umano perché parla dell’uomo e della donna, della vita e lo fa con la potenza e la capacità di comunicazione proprie del genio di Dante.

La visione della Chiesa trionfante, l’insieme dei beati del Paradiso accompagnati da Cristo «lucente sustanza» (Paradiso, XXIII, 32), accoglie Dante e Beatrice all’ingresso nel cielo delle Stelle Fisse. La descrizione di questa grandiosa apparizione e delle sue numerose evoluzioni luminose si protrae per tutto il canto XXIII, che acquista perciò un indiscusso valore esoterico. Esso, infatti, apre l’ultima sezione del Paradiso (canti XXIII-XXXIII), dove Dante attraverso gli ultimi due cieli fisici (Stelle Fisse e Cristallino) si prepara alla esperienza della gloria empirea (Candida Rosa e Dio).