«Bello è il brutto e  brutto il bello» sentenziano le streghe nella  tragedia shakespeariana Macbeth, profetizzando quanto sarebbe, poi, effettivamente accaduto nella contemporaneità. Il ribaltamento nella concezione estetica è, qui, presentato come sintomo, il più conclamato, della corruzione e della degenerazione dell’epoca.

Il verso pronunciato dalle streghe potrebbe, allora, essere parafrasato «il bene è male e il male è bene» a sottolineare lo stravolgimento per cui l’indecenza, la volgarità e il brutto sono diventati oggetto costante di rappresentazione nella maggior parte dei circuiti mass mediatici.

Possiamo sottolineare alcuni passaggi nella progressiva trasformazione del concetto di opera d’arte e dell’idea di artista che ha portato nell’epoca contemporanea all’affermazione del trash.

Primo passaggio. Tra la fine del XVIII secolo e l’inizio del XIX, diffusasi già in tanti paesi europei, la rivoluzione industriale porta alla produzione in serie attraverso la catena di montaggio. Indubbiamente, questo nuovo processo di produzione influisce profondamente anche sull’idea di unicità dell’opera d’arte e di razionalizzazione del processo artistico. Antonio Canova riproduce più volte lo stesso soggetto. Nell’iter di realizzazione dell’opera lo scultore include una prima fase di ideazione dello schizzo, una seconda di realizzazione della statua in terracotta o in gesso di misura inferiore all’opera conclusiva (la statua viene punterellata da fori che individuano le lunghezze di alcune parti anatomiche in modo tale che, poi, l’artista possa riprodurre la statua finale più volte). L’ultima fase coincide con la riproduzione della statua in marmo in copie magari differenti solo per misura.