alt«La perfetta verità è sempre semplice». La frase, che Ammiano Marcellino attribuisce all’imperatore Costanzo II, sottolinea la prima evidenza, che un bambino riconosce senza indugio, perché non ha pregiudizi di sorta. Nel suo senso etimologico «semplice» significa «composto di un’unica parte, che ha un’unica via, che non è doppio». Un sentiero di montagna è semplice, quando non puoi errare nella scelta della via, perché c’è un solo percorso, oppure perché è evidente quale sia la strada da percorrere. La via della verità è per questo semplice, anche perché, come scrive san Bonaventura da Bagnoregio, «è insito nell’anima l’odio della falsità». Ognuno di noi ha il desiderio innato di conoscere la verità. Appare evidente quando io racconto una storia alle mie figlie e mi chiedono: «Papà, questa storia è vera?».

Oggi, però, una strada semplice (perché non doppia, non ambigua, evidente) può diventare difficile, cioè non facile da percorrere, proprio per il clima culturale che da decenni impera. Spenti, infatti, tutti i lanternoni del passato, l’epoca contemporanea assiste all’accensione di un nuovo lanternone culturale che nega l’esistenza di qualsiasi verità assoluta, privilegia una finta tolleranza in nome di un presunto multiculturalismo, si rivolge all’esperto in ogni campo, una volta che tutte le figure di riferimento del passato sono state rifiutate. Persa di vista l’unità del sapere e il senso complessivo della cultura, si assiste ad una parcellizzazione delle discipline che non sono più riconducibili ad un unicum, che non riescono a dialogare tra loro. Se non c’è una verità o se essa non è da noi conoscibile, non è possibile una reale comunicazione tra gli uomini, perché non si può pensare di mettere in compartecipazione una verità che sia portata da uno dei due interlocutori o che sia derivata da altri. Quando la verità è negata alle radici, ognuno continua a camminare nel proprio tunnel di vetro trasparente in cui potrà vedere gli altri, senza, però, entrare realmente in contatto con loro.