La crisi è sotto gli occhi di tutti. Inutile negarlo. Si tratta di una crisi non soltanto economica:
essa, infatti, investe l’esistenza dell’uomo contemporaneo nella sua

interezza. Su ciò il consenso è ampio, pressoché unanime: grandi difficoltà, invece,
sorgono, al momento di dover individuare le soluzioni e le vie di uscita da questa
situazione difficile e piena di incognite. Giovanni Fighera non teme di indicare quella
che ritiene la cura migliore per i mali di oggi, e nel suo recente volume “Che cos’è mai

l’uomo, perché di lui ti ricordi? ”. L’io, la crisi, la speranza (Edizioni Ares, pp. 240, euro

15) afferma a chiare lettere che è necessario dar vita a un nuovo umanesimo, fondato
su Dio, garante del valore della ragione e dell’universalità della legge morale. Solo
così sarà possibile sconfiggere il relativismo e il nichilismo che dominano la scena della cultura odierna.