Così quando nel canto III del Purgatorio Virgilio è dispiaciuto per un piccolo errore che ha commesso, Dante auctor esclama: «O dignitosa coscienza e netta/ come t’è picciol fallo amaro morso», ovvero il poeta dice che tanto più una persona è pulita nella coscienza tanto più si sente responsabile e peccatore. E pochi versi dopo ancora scrive che i suoi piedi lasciarono andare la fretta «che l’onestade ad ogn’atto dismaga», ovvero la fretta toglie, sottrae la bellezza ad ogni cosa bella. Qualunque cosa tu faccia, falla bene, per non sminuirne la bellezza. E poi ancora leggiamo: «Perder tempo a chi più sa più spiace», cioè quanto più sei consapevole, tanto meno vuoi sprecare tempo. 

Una perla di saggezza dopo l’altra, che derivano dall’esperienza di vita dell’autore, che documentano e illuminano il nostro al di qua, prima dell’aldilà. Nello stesso canto Dante sintetizza in maniera potente l’aspirazione dell’uomo a conoscere la verità e il Mistero e ad un tempo la necessità della rivelazione: «Matto è chi spera che nostra ragione/ possa trascorrer la infinita via/ che tiene una sustanza in tre persone. […]/ Se potuto aveste veder tutto,/ mestier non era parturir Maria».

Tre giorni all’Inferno (edito da Ares) nasce dalla necessità di un testo che permetta di affrontare il percorso di Dante nel primo Regno con un’attenzione ai versi del capolavoro, ma, nel contempo, con uno sguardo vivo al significato esistenziale del viaggio che l’autore ci suggerisce di affrontare con lui. In apertura l’opera intende offrire un panorama delle diverse rappresentazioni dell’aldilà nel mondo antico, nella cultura greca e latina, con un’attenzione privilegiata ai testi del mondo romano (letti direttamente da Dante) tra i capolavori di Cicerone, di Virgilio, di Lucrezio, di Virgilio, di Lucano che furono da spunto di ispirazione non marginale nella realizzazione della Commedia.

Nella seconda parte la ricerca e l’indagine cercano di rispondere a tante domande e curiosità: quando concepì Dante la stesura della Commedia? Davvero gli ultimi tredici canti del Paradiso erano andati perduti? Qual era la reale visione politica dell’autore? Chi era Beatrice? Perché il Sommo poeta si sentiva investito di una missione? Qual è il concetto di cultura di Dante? Chi è davvero Beatrice? Soltanto a questo punto, nella terza parte, si affronta il viaggio con Dante dalla selva oscura alla visione delle stelle dell’emisfero australe.

Giovanni Fighera, Tre giorni all’Inferno,  Ares edizioni, p. 176, euro 13

 

(pubblicato su La Nuova Bussola quotidiana del 27-4-2016)