Certamente, è qui impossibile delineare anche solo con pochi cenni l’esplosione artistica che caratterizza Quattrocento e Cinquecento.

 

Gioverà ora sottolineare che uno dei cuori pulsanti del XV secolo è, senz’altro, Firenze, animata dall’opera dell’architetto Filippo Brunelleschi (1337-1446), dei pittori Masaccio (1401-1428), Beato Angelico (1400-1465), Paolo Uccello (1397-1475), dello scultore Donatello (1386-1466).

Nel XVI secolo, invece, la “capitale ideale” del Rinascimento diviene Roma che si trasforma

in un vero e proprio grande cantiere, in centro di richiamo per i massimi artisti del tempo, dall’architetto Bramante (1444-1514) a pittori come il Perugino (1445-1523). A Roma furono attivi soprattutto Raffaello Sanzio (1483-1520) e Michelangelo Buonarroti (1475-1564).

Questi ultimi due artisti realizzano per il papato alcune tra le opere religiose più importanti che la storia ricordi.

 

Stiamo, quindi, attenti alle classificazioni e alle semplificazioni libresche.  Abbiamo, infatti, prima parlato di intellettuali provvisti di una religiosità differente rispetto a quella  del Medioevo e di un popolo che, invece, continua ad essere religioso; è evidentemente un’affermazione riduttiva, che non rende merito alla complessità della realtà e alla variegata e multiforme cultura rinascimentale. Basti pensare a tanti grandi artisti del Cinquecento, che lavorano per gran parte della loro vita per la Chiesa, a Tiziano, a Raffaello, a Michelangelo. Scrive, infatti, Papa Giovanni Paolo II nella “Lettera agli artisti”:

 

La felice temperie culturale, da cui germoglia la straordinaria fioritura artistica dell’Umanesimo e del Rinascimento, ha riflessi significativi anche sul modo in cui gli artisti si rapportano al tema religioso. … Michelangelo… nella Cappella Sistina ha come raccolto, dalla Creazione al Giudizio Universale, il dramma  e il mistero del mondo, dando volto a Dio Padre, a Cristo giudice, all’uomo nel suo faticoso percorso dalle origini al traguardo della storia.

 

Nella Cappella Sistina, di fronte all’affresco del Giudizio Universale è impossibile sostare senza che ci sobbalzi il cuore al pensiero del Destino eterno che attende tutti noi. Su quest’opera, emblema del “tremore” dell’uomo di ogni tempo di fronte al Mistero e all’Assoluto, ritorneremo, però, alla conclusione del libro.

Come scultore e come pittore, Michelangelo realizza alcune tra le opere più eccelse che l’arte ricordi, proprio per la forte drammaticità e la carica patetica che tralucono dai volti raffigurati.

Pensiamo, ad esempio, alla celebre “Pietà vaticana” (1499). Cristo è qui pienamente raffigurato in tutta la sua umanità. Il senso del Mistero di cui è carica la rappresentazione non annulla, ma semmai amplifica la sofferenza e il dolore di quel volto, umanissimo, che si è fatto carico del peccato di tutti e dell’umana miseria.

Tra i grandi artisti religiosi Papa Giovanni Paolo II annovera, naturalmente, anche Raffaello. Nella “Disputa” della Stanza della Segnatura emerge in maniera inconfondibile

 

il mistero del Dio Trinitario, che nell’Eucaristia si fa compagnia dell’uomo, e proietta luce sulle domande e le attese dell’intelligenza umana.

Certo,

 

il senso del mistero che fa della Chiesa una comunità universale, ospitale, madre e compagna di viaggio per ogni uomo alla ricerca di Dio

è trasmesso, poi, anche

 

dalla maestosa Basilica dedicata al Principe degli Apostoli, dal colonnato che da essa si diparte come due braccia aperte ad accogliere l’umanità.

Concludendo le riflessioni sull’arte umanistico–rinascimentale, Papa Giovanni Paolo II sottolinea l’“interesse crescente per l’uomo, il mondo, la realtà della storia”. Accanto a questo umanesimo cristiano che ha prodotto tante testimonianze artistico–culturali si è diffuso, successivamente, in età moderna

 

una forma di umanesimo caratterizzata dall’assenza di Dio e spesso dall’opposizione a lui. Questo clima ha portato a un certo distacco tra il mondo dell’arte e quello della fede.