La scuola non è un luogo di semplice trasmissione di informazioni e di cultura, di disciplina e di discipline. La scuola deve essere un luogo in cui l’io del ragazzo si sente fiorire, crescere, germogliare nel desiderio che la propria persona possa scoprire i propri talenti e metterli al servizio di tutti. Perché ciò avvenga è indispensabile che si rimetta al centro la persona, che si viva l’avventura dell’insegnamento come scoperta. Sì, scoperta di sé e scoperta dell’altro, scoperta di un cuore che accomuna il ragazzo di dieci o diciotto anni all’insegnante che si avvicina per la prima volta alla cattedra o, viceversa, sta per andare in pensione. «Agendo nella misericordia si riconosce il valore dell’altro; fosse solo un punto luminoso in un milione di punti oscuri si valorizza il punto luminoso. Non in quanto punto luminoso, ma in quanto spia del mistero che l’altro ha dentro. Questo è l’amore. Che la propria pienezza, la propria realizzazione è fatta coincidere con l’affermare l’altro» (L. Giussani, Il rischio educativo)

 

Tra i corridoi delle scuole e nelle aule riunioni, già nei primi giorni di settembre, si vedono volti stanchi, disillusi, spesso senza speranza. Prima ancora che ai giovani, la speranza manca troppo spesso a noi adulti, che ci nascondiamo poi dietro ai cambiamenti dei giovani, alla loro svogliatezza e alla loro pigrizia. Scrive Papa Benedetto XVI: «Alla radice della crisi dell’educazione c’è […] una crisi di fiducia nella vita». La sfida per questo nuovo anno sia allora quella di domandare che sia rianimato e vivificato quel desiderio di insegnare che avevamo quando abbiamo intuito la nostra strada, la nostra vocazione. La sfida per questo nuovo anno è che ci si possa aiutare nel sostenere la speranza nell’insegnamento che è poi la speranza nella vita. Come fare allora?

Nella riunione introduttiva nella scuola in cui insegno sono state esposte tante belle idee sull’insegnamento e sulla educazione. Alla fine della presentazione il coordinatore dell’incontro ha chiesto se ci fossero domande, punti non chiari, precisazioni. L’unica cosa che mi sono sentito di dire, di fronte a tutto il corpo docenti, è che ora era importante che quelle parole sull’educazione diventassero vita e carne e ciò era possibile solo facendoci compagnia durante l’anno. Ho proposto un incontro periodico, con partecipazione libera, per gli insegnanti che desiderassero affrontare assieme l’avventura dell’educazione e ripartire dalla domanda, dal desiderio, dalla speranza. Il metodo è questo: non avere risposte preconfezionate, ma camminare in una compagnia piena di entusiasmo e di desiderio di vita.

Coraggio, allora! Che bello, è ora di ripartire! (pubblicato su La bussola quotidiana)