Cristo risorto - Michelangelo

Bello nei miracoli e bello nei supplizi, bello sulla croce, nel sepolcro, in cielo. Della bellezza di Cristo, splendore di giustizia e verità, scrivono Agostino e tanti poeti e filosofi di ogni epoca, da Iacopone da Todi a Charles Peguy, da Giovanni Reale a Karol Wojtyla. Con parole che sfidano il “mondo”.

 

Si domanda sant’Agostino riguardo a Gesù Cristo: «Perché anche nella croce aveva bellezza? Perché la follia di Dio è più sapiente degli uomini; e la debolezza di Dio è più forte degli uomini (Corinzi 1,23-25) […] Bello è Dio, Verbo presso Dio; bello nel seno della Vergine, dove non perdette la divinità e assunse l’umanità; bello il Verbo nato fanciullo […]. È bello dunque in cielo, bello in terra; bello nel seno, bello nelle braccia dei genitori: bello nei miracoli, bello nei supplizi; bello nell’invitare alla vita e bello nel riprenderla, bello nel non curarsi della morte, bello nell’abbandonare la vita e nel riprenderla; bello sulla croce, bello nel sepolcro, bello nel cielo […]. Suprema e vera bellezza è la giustizia; non lo vedrai bello, se lo considererai ingiusto; se ovunque è giusto, ovunque è bello. Venga a noi per farsi contemplare dagli occhi dello spirito».

Papa Giovanni Paolo II scrive sulle ragioni della bellezza di Cristo: «Gesù Cristo non soltanto rivela Dio, ma «svela pienamente l’uomo all’uomo». In Cristo Dio ha riconciliato a sé il mondo […]. È redento l’uomo, è redento il corpo umano, è redenta l’intera creazione, di cui San Paolo ha scritto che «attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio» (Romani 8, 19)». Cristo è rappresentato da san Giovanni nell’Apocalisse mentre dice di sé: «Ecco, io faccio nuove tutte le cose».
In mezzo a tanti falsi profeti che allettano con l’attrattiva di nuovi messaggi e scoperte, Cristo si propone come l’unica vera novità che il mondo abbia conosciuto. Tutte le altre ipotesi, ad un attento esame, sono, in realtà, recuperi dell’antico paganesimo, che assumono nomi nuovi e vesti allettanti e ingannatrici, da cui san Paolo con acume ci mette in guardia: «Perché verrà un tempo in cui non sopporteranno più la sana dottrina; ma per prurito di udire, si ammucchieranno dei maestri secondo le loro passioni, e si distoglieranno dall’ascolto della verità per rivolgersi piuttosto alle favole».