Come nasce la vicenda editoriale di Harry Potter?

Come dicevo poc’anzi, si tratta di un percorso davvero singolare, che si snoda attraverso la scelta di un agente «sbagliato» (in quanto non attivo sul segmento della narrativa per ragazzi), un testo fuori dai canoni dell’epoca, un (al tempo) piccolo editore britannico e un neonato editore americano, che poi diverranno colossi grazie anche a Harry Potter.

Com’è la Rowling nella vita quotidiana, al di là dell’immagine della scrittrice contemporanea di maggior successo?

Oggi è una donna che mostra molta sicurezza, almeno esteriormente, ma che è frutto di un percorso di bimba e ragazza che erano l’opposto.

Come può essere letta in chiave metafisica la saga di Harry Potter? Ad esempio, chi è Voldemort? Cosa rappresentano gli altri personaggi?

Le tematiche metafisiche sono moltissime, al punto che ho dedicato loro un apposito saggio intitolato appunto La Metafisica di Harry Potter (Camelozampa editore). Dal punto di vista simbolico, l’antagonista Voldemort rappresenta la parte oscura dell’eroe Harry, quell’Ombra che risiede anche in tutti noi. Altri personaggi incarnano invece gli archetipi della narrazione fantastica, ad esempio il Mentore (Silente) o il Mutaforma (Piton), da non confondere però con l’omonima creatura che nei romanzi è detta anche Molliccio.

In quale personaggio lei si ritrova di più?

Non c’è un personaggio con cui mi identifico, però ho dei personaggi preferiti che sono Luna per la sua comica e dolce strampalatezza, Allock perché è un simpatico cialtrone da manuale e Sirius per la sua toccante vicenda «alla Dantés» ma senza riscatto.

La Rowling ha affermato in un’intervista che «la cosa più importante da decidere, quando crei un mondo di fantasia, è ciò che i personaggi non possono fare»? Perché? Che cosa possono o non possono fare i personaggi della saga di Harry Potter?

Nella creazione di un mondo fantastico è fondamentale, per la sua credibilità, stabilire delle regole coerenti fra loro e in Harry Potter, nonostante la magia, non è possibile, per esempio, riportare in vita i morti (si può solo ricorrere a incantesimi che «surrogano» questa velleità). Come a dire che nemmeno la magia può sovvertire la natura dell’esistenza e che la soluzione dei suoi problemi va ricercata nelle doti umane del singolo. Infatti Harry non vince Voldemort grazie a una superiorità magica, bensì alla capacità di amare che il suo opponente non ha.

Oggi c’è un’intera generazione che si è avvicinata alla lettura grazie alla saga di Harry Potter. A cosa è dovuto il successo editoriale? Che cosa intercetta dei giovani di oggi?

Sicuramente la trasposizione cinematografica ha contribuito moltissimo alla capillare diffusione di Harry Potter, tuttavia la saga era già un successo librario e questo non solo per via dell’affascinante  ambientazione e della ricca trama, ma anche perché il Fantastico è il genere che, sotto la trasfigurazione immaginifica, parla delle grandi tappe della vita e dei suoi grandi temi e valori universali.

Qual è l’insegnamento più bello che un giovane ricava dalla lettura?

Riflettere proprio sui contenuti appena descritti.

Lei è una delle maggiori esperte del genere fantastico in Italia?  Come è considerato questo genere in Italia? E nel mondo? Quali sono a suo modo di vedere gli autori migliori del genere nel nostro Paese? E i romanzi che potrebbero essere proposti anche nelle scuole?

No, non potrei davvero fregiarmi di un titolo così importante. Ritengo di essere una semplice studiosa del genere e di aver fornito a questa ricerca qualche contributo in volume e copiosi articoli. Purtroppo in Italia è un genere percepito come appannaggio di bambini o adulti mai cresciuti, sottovalutandone completamente i contenuti che, come dicevo prima, esistono sotto la trasfigurazione immaginifica. I romanzi Fantastici possono senz’altro essere proposti a scuola e, anzi, dovrebbero! Fra gli autori italiani che ho letto – e certamente non sono tutti – e ho preferito, cito senz’altro Silvana De Mari (che reputo la nostra Rowling) con le serie dell’Ultimo Elfo e di Hania; poi mi piacciono molto Cecilia Randall e la sua serie Hyperversum, e ancora Antonia Romagnoli con la originale trilogia del Segreto dell’Alchimista.

Che cosa si dovrebbe fare in Italia per valorizzare maggiormente il genere fantastico?

Per superare il pregiudizio andrebbe dato spazio informativo sui media più seguiti; inoltre ritengo fondamentale l’apporto della scuola. Nel mio piccolissimo, ho messo in campo un progetto che riunisce periodicamente svariati studiosi del genere, confezionando antologie tematiche al fine di sviluppare anche in Italia un dibattito «accademico» che nei Paesi anglofoni esiste ormai da moltissimo tempo. E spero di poter portare il progetto anche nelle scuole, per degli incontri didattici formativi, qualora ci siano insegnanti aperti all’esperimento. Per ora abbiamo realizzato 3 volumi: Potterologia (Camelozampa editore), che analizza varie sfaccettature della serie di JKR; Hobbitologia (Camelozampa editore), che fa altrettanto col romanzo tolkieniano Lo Hobbit e, infine, Il Fantastico nella narrativa per ragazzi (Runa editore), che analizza luci e ombre di 10 saghe di successo, inclusa quella di Harry Potter. (La Nuova Bussola quotidiana del 30-11-2016)