Così rifletteil protagonista:

«Che cos’è il male? Ha un volto? Un nome? Una voce? O invece è silenzioso, invisibile, implacabile – penetra nei nostri pori, si mescola alla nostra circolazione, alle nostre ossa, al nostro sistema nervoso e – senza che ce ne accorgiamo – diventa parte indivisibile di noi stessi? E quanti mali ci sono? C’è il male più rozzo, più istintivo – il male dei violenti, degli assassini e poi esistono i mali più sottili, i più manipolatori […]. «Come si fa a diventare così saggi?» mi ha chiesto una persona, una volta. «Si deve attraversare l’Inferno» gli ho risposto. «Per andare in alto è necessario, prima scendere molto in basso». «Ma come si fa ad uscire dall’Inferno?» ha incalzato il mio ospite. «Bisogna affidarsi agli incontri».
Il marito capisce davvero la portata dell’incontro della moglie solo ora che lei è morta. Ora comprende che Nora è per lui come un maestro, che lo ha condotto alla ricerca della verità di sé e della realtà. Capisce la fede e la speranza che animavano la moglie. Finalmente, potrà accettare di vivere il rapporto con quel figlio, che diciotto anni prima era nato da un’avventura sentimentale, dopo la morte della moglie, e che lui aveva rifiutato. Forse, proprio qui, al termine del romanzo, quando il padre conosce questo figlio, inizia davvero la sua nuova avventura: non tanto nel rapporto con la natura che contraddistingue gran parte della storia, ma nella decisione di incontrare davvero l’umano.

Susanna Tamaro
Per sempre
Giunti, pagine 224, euro 18.

 

(pubblicato su La bussola quotidiana del 4-2-2012)