Il mensile “Il timone” riprende tra i libri del mese nella rubrica “Hanno scritto, hanno detto…” una parte del testo “Che cos’è mai l’uomo, perchè di lui ti ricordi? L’io, la crisi, la speranza”.
Questo è il cambiamento epocale tra Medioevo e Rinascimento: non tanto l’introduzione della centralità dell’uomo, fatto già pienamente riconosciuto nel Medioevo cristiano, quanto la scomparsa della pertinenza di Dio con le vicende umane.
Cerchiamo di chiarire meglio questa affermazione. L’uomo medioevale concepisce ciò che accade in rapporto con la dimensione ultraterrena, con il Mistero, con l’Infinito, in una prospettiva escatologica. Se pecca, ha coscienza, così, di aver peccato.
La coscienza del peccato può esistere solo in una civiltà che coglie e percepisce la presenza del Mistero.
L’uomo medioevale non è meno peccatore dell’uomo delle altre epoche, ma ha più chiara la consapevolezza di esserlo e di aspettare la propria salvezza da un Altro.