altDopo lo storico incontro con il patriarca Kirill a Cuba, Papa Francesco è arrivato in Messico, dove sabato 13 febbraio ha incontrato le autorità politiche e quindi i vescovi, prima del bagno di folla nella notte (italiana) al santuario di Guadalupe. Il Papa ha insistito sul dramma della droga e del narcotraffico, contro il quale ha indicato due antidoti: la difesa della famiglia, il primo baluardo contro le droghe, e il rilancio dell’evangelizzazione.

Parlando alle autorità, il Papa si è definito  «missionario di misericordia e di pace» e anche «un figlio che vuole rendere omaggio a sua madre, la Vergine di Guadalupe e lasciarsi guardare da lei». Il Messico, ha detto Francesco, ha un’enorme «ricchezza culturale non sempre facile da trovare e specialmente da valorizzare». Una ricchezza piena di diversità, ma radicata in un profonda tradizione cattolica, che oggi si trova di fronte a sfide drammatiche che vengono spesso da una politica inadeguata. Occorrerebbe saper privilegiare «quel “bene comune” che in questo secolo ventunesimo non è molto apprezzato. L’esperienza ci dimostra che ogni volta che cerchiamo la via del privilegio o dei benefici per pochi a scapito del bene di tutti, presto o tardi la vita sociale si trasforma in un terreno fertile per la corruzione, il narcotraffico, l’esclusione delle culture diverse, la violenza e persino per il traffico di persone, il sequestro e la morte». Francesco auspica «una politica autenticamente umana» e «una società nella quale nessuno si senta vittima della cultura dello scarto».