Il mito dell’accesso facile ai servizi e della comunicazione immediata. Manca oggi la dimensione del sacrificio e della responsabilità

 

L’economista statunitense J. Rifkin (1943) sostiene che nella postmodernità il mito del possesso è stato sostituito dall’accesso ai servizi e alla comunicazione. Sarebbe finita un’epoca incentrata sull’obiettivo di accumulare sempre più ricchezze, possedimenti, beni. Ne sarebbe iniziata una nuova, di cui si vedrebbero ormai chiaramente i segni, determinata dal godimento dei piaceri, dall’accesso ai servizi sempre più comodo e immediato. La facilità del servizio, l’eliminazione della fatica, del dispendio inutile di tempo, dell’immediatezza del consumo sono elementi che contraddistinguono un’epoca incentrata sul piacere più che sulla roba. In sostanza questo sviluppo è direttamente scaturente dall’esasperazione del piacere, anche virtuale, cioè non reale, e del tempo come unica dimensione fondamentale. La dimensione del luogo dove accade un fatto, dove incontri la persona, dove parli e ti confronti è considerata secondaria o, meglio, il luogo può anche essere un non luogo, virtuale, non reale, fittizio e ingannevole, mentre si deve avere l’impressione di poter gestire il tempo senza perdere neanche un istante.