Tornato a casa dall’ufficio, Belluca doveva accudire tre donne cieche, la moglie, la suocera e la sorella della suocera, che volevano essere servite. Per sfamare tutte quelle bocche, terminata la cena, si procurava altro lavoro per la sera.

 

Per questo di fronte alla reazione di Belluca in ufficio non c’era proprio nulla da ridere. «Assorto nel continuo tormento di quella sciagurata esistenza […] senza mai un momento di respiro […] s’era dimenticato da anni e anni […] che il mondo esisteva». Un giorno, sdraiato sul divano, aveva sentito fischiare il treno «ed era corso col pensiero dietro a quel treno[…]. C’era  fuori di tutti i suoi tormenti, c’era il mondo, tanto, tanto mondo lontano, a cui quel treno s’avviava,… Firenze, Bologna, Torino, Venezia, […] . Il mondo s’era chiuso per lui, nel tormento della sua casa, […]. Ora nel momento medesimo ch’egli qua soffriva c’erano le montagne solitarie nevose che levavano al cielo notturno le azzurre fronti». Ora che qualcosa è accaduto nella sua vita, Belluca riprende a guardare la realtà e non tornerà più indietro.  Ora il lettore guarda al protagonista con un sorriso benevolo, che abbraccia l’umanità e il limite altrui, che cerca di comprenderne le fatiche, le stranezze, le ragioni di un comportamento che è distante dalle aspettative.

 

Questo è il sentimento del contrario, ovvero l’umorismo. Tra tutte le gradazioni del comico (ironia, satira, grottesco, sarcasmo, parodia, parossismo formale, …) l’umorismo è quella più benevola, la più commossa e pietosa, la più inspirata a quell’abbraccio amorevole della realtà che tutto guarda e tutto valuta con un giudizio che non cancella e non censura nulla. L’umorismo prende in considerazione tutti i fattori del reale, coglie i limiti delle situazioni e delle persone. Confronta tutto il reale con l’ideale e, pur avvertendo il limite della realtà, continua ad amarla.  L’umorista, a detta di Pirandello, vede «il mondo se non proprio nudo in camicia: in camicia il re». Proprio questa profonda intelligenza del reale che coglie la frantumazione dell’io contemporaneo si può aprire alla domanda di Qualcuno che risani la ferita dell’uomo. Intervistato da Carlo Cavicchioli nel 1936, Pirandello avverte che «solo dall’amore che comprende e sa tenere il giusto mezzo tra ordine e anarchia, tra forma e vita, è risolto il conflitto». Pirandello indica anche il nome dell’amore: Cristo. Aggiungiamo noi che solo in Cristo, che è carità, l’essere umano frantumato e dissolto può trovare una ricomposizione.