Il Papa Benedetto XVI ha proposto più volte nel suo Magistero «un allargamento del nostro concetto di ragione e dell’uso di essa. Perché con tutta la gioia di fronte alle possibilità dell’uomo, vediamo anche le minacce che emergono da queste possibilità e dobbiamo chiederci come possiamo dominarle. Ci riusciamo solo se ragione e fede si ritrovano unite in un modo nuovo; se superiamo la limitazione autodecretata della ragione a ciò che è verificabile nell’esperimento, e dischiudiamo ad essa nuovamente tutta la sua ampiezza».

Già san Paolo con il suo richiamo «Vagliate tutto, trattenete quello che è buono!» ci propone una ragione aperta a tutto, che dialoga con tutti, che non misura, ma si spalanca al vero e al bene. La ragione spalancata e non ridotta arriva a cogliere che l’uomo non può capire tutto il Mistero della realtà. Si protende così a percepire l’inadeguatezza della condizione umana di fronte all’infinito, a capire il limite nella conoscenza e la necessità che sia il Mistero a rivelarsi. Ragione e fede sono comunicanti e in continuo dialogo. La storia stessa della cultura e dell’evoluzione tecnico-scientifica è fondata sul metodo della fede, sulla fiducia tributata a testimoni credibili. Senza la fede ogni uomo dovrebbe ripercorrere ogni passaggio compiuto nella storia dell’umanità sia nel campo culturale che tecnologico – scientifico. Non esisterebbero, quindi, progressi e cambiamenti. La fede è, quindi, un metodo di conoscenza.

La fede nell’ambito religioso è della stessa natura di quella propria dell’ambito umano e culturale: è una fiducia conferita a testimoni del fatto cristiano in ogni tempo. L’avventura della fede cristiana è iniziata duemila anni fa e continua ancora oggi. Già quattro secoli prima di Cristo Platone esprime la necessità che il Mistero si riveli nel celebre racconto della zattera nel Fedone. La ragione dell’uomo coglie al suo vertice che nella vita dell’uomo, per dirla con Montale, «un imprevisto è la sola speranza».
L’augurio è che ci si imbatta, camminando «fra cotanto dolore/ Quanto all’umana età propose il fato» (Leopardi), in qualcosa di nuovo, così bello da ridestare il nostro cuore, così presente da permettere di mantenere desta la nostra esigenza umana, così amichevole da farci compagnia. La ragione si spalanca, quindi, alla categoria della possibilità e dell’imprevisto. Qui sta la differenza tra la ragione nel pieno della sua potenzialità e il razionalismo contemporaneo, che preclude, non ammette, non domanda, ma riconosce solo le risposte che riesce a formulare.

Questa differenza tra uso corretto della ragione e abuso della stessa che sfocia nel razionalismo connota tutto lo sviluppo del pensiero. Oggi, come all’epoca di Gesù, si può rimanere aperti alla possibilità del miracolo e della rivelazione o negarla aprioristicamente.
L’incontro con Gesù, oggi come un tempo, è un fatto che affascina e che può diventare nel tempo e con libertà sempre più una storia affascinante. L’avventura della storia dell’umanità si ripete per ciascuno di noi. Ciascuno è chiamato a verificare nella propria esperienza la verità e la capacità di compimento del fatto cristiano. Questo è la roccia su cui si può edificare la casa, il baluardo in mezzo alla terra desolata, la speranza in mezzo all’oppressione e alla decadenza.

Oggi come un tempo l’uomo dispone del metodo della verifica. L’uso del cuore e della ragione è il mezzo per un’adesione che non sia puramente sentimentale, quindi superficiale e soggetta facilmente a vacillare. A quanti si chiedono come comportarsi, quale sorgente guardare per capire cosa siano il bene e il male, quale sia la scelta giusta e quale quella erronea Papa Giovanni Paolo II indica la storia del giovane ricco e l’invito di Gesù «Vieni e seguimi». La verità è una persona, un uomo che ha affermato di essere Dio e che ha indicato sé come via, verità e vita. «Solo la verità vi renderà liberi». C’è un nesso indissolubile tra la libertà e l’adesione alla verità. Oggi, invece, si assiste ad una totale esaltazione di una libertà personale, svincolata dalla verità, come sorgente del bene e del male, con la conseguenza di una totale svalutazione della libertà stessa, di una separazione tra ordine etico e salvezza. La legge universale è, invece, iscritta nel cuore, è universale e immutabile.

Come questa universalità del cuore non si oppone all’unicità e immutabilità della persona, allo stesso modo una ragione spalancata è esaltata, non sminuita o abbattuta, dalla fede. (pubblicato su La nuova Bussola quotidiana 1-12-2012)