Quando il paziente di Malacoda si converte, lo zio Malacoda sprona il nipote a convincere il nuovo convertito a non voler essere «unicamente cristiano», ma a perseguire «il cristianesimo e la crisi, il cristianesimo e la nuova psicologia, il cristianesimo e l’ordine nuovo, il cristianesimo e la ricerca psichica, il cristianesimo e il vegetarianesimo». Al proposito lo zio scrive ancora a Malacoda: «Se devono essere cristiani siano almeno cristiani con una differenza. Sostituisci alla fede qualche moda con una tinta cristiana». Questa è una riduzione del cristianesimo che lo stempera e al contempo ne annienta la potente forza rivoluzionaria in nome delle buone, accettabili e comprensibili mode del momento. Nell’ottica mondana e nella prospettiva dei due demoni del romanzo ciò che è incomprensibile è che si possa seguire un Altro per guadagnare completamente se stessi, che si possa davvero amare un altro in maniera disinteressata (ci deve pur essere un secondo fine nell’amore di Dio, nel cosiddetto amore disinteressato). Mi chiedo se i tanti del mondo che hanno esaltato Papa Francesco non lo abbiano ridotto ad un aspetto solo, ad una moda del momento (che si chiami povertà, che si chiami solidarietà o quant’altro), facendo fuori Cristo.

Il secondo grave rischio è quello di guardare la Chiesa come un fenomeno slegato da Cristo, Cristo è una cosa, la Chiesa un’altra, un’istituzione che nella storia si è arrogata diritti non suoi, ha esercitato un dominio sulle coscienze, ha perseguito e ottenuto il raggiungimento del potere. Esiste una grande distinzione tra l’affermare che la Chiesa, costituita da uomini, anche se ha commesso e commette errori, «non solo prosegue l’opera di Lui (Cristo), ma continua Lui stesso in un senso incomparabilmente più grande di quanto qualunque istituzione umana continui il suo fondatore» (H. de Lubac) e sostenere, invece, come fanno i più, che si possa amare Cristo, ma non la Chiesa, che nulla ha a che fare con Lui.

Ebbene, leggendo molti quotidiani in queste settimane, ascoltando esperti e intellettuali, si ha l’impressione che la novità del Papa Francesco sia spesso esaltata per denunciare l’arretratezza del passato. È un fenomeno già visto, a cui sono particolarmente abituato perché lavoro nelle scuole superiori, dove i libri di testo di Storia sono una collezione degli errori della Chiesa. Non è questo il luogo per analizzare questa operazione disonesta e ideologica, però intendo ora sottolineare che leggere il modus operandi della Chiesa senza comprendere bene il contesto storico, sociale, politico e culturale in cui la Chiesa ha agito e agisce è un’operazione profondamente antistorica, che non rende, quindi, conto della complessità di quanto accade. La Chiesa, fatta di uomini, è calata in un contesto ben preciso e prende posizione con parole ed opere in quel particolare contesto. Gesù parla nel Vangelo con immagini e parabole proprie del suo tempo, è Dio, ma anche uomo, in una realtà storica ben precisa. (pubblicato su La nuova bussola quotidiana del 16-4-2013)